La Sala Ottagonale ricorderà Giovanni Testori

La struttura di Villa Mirabello sarà reintitolata sabato 13 dicembre

Un giusto omaggio ad un grande uomo di cultura, che ha lasciato un ricordo indelebile nel nostro territorio. Così deve essere interpretata la reintitolazione della Sala Ottagonale di Villa Mirabello a Giovanni Testori. La cerimonia, che celebrerà questo grande artista, si svolgerà sabato 13 dicembre a Villa Mirabello.

Scrittore, drammaturgo, pittore, critico d’arte, poeta, regista, attore: difficile definire in una parola Giovanni Testori. Nato a Novate Milanese, ha seguito sin da giovanissimo la propria natura creativa e tumultuosa. Già a 17 anni collaborava ad alcune riviste del GUF con articoli di critica d’arte contemporanea. Dal 1952 diviene allievo prediletto di Roberto Longhi che ne difese strenuamente il modo coinvolgente e appassionato di leggere la storia dell’arte.

Spetta a Vittorini il merito di averlo lanciato come scrittore, pubblicando nel 1954 la sua prima opera di narrativa, Il dio di Roserio, nella collana i Gettoni di Einaudi. Seguirà poi il ciclo de I Segreti di Milano che si apre con le due raccolte di racconti Il ponte della Ghisolfa e La Gilda del Mac Mahon, in cui Testori racconta di una Milano periferica povera e umana.

Al nome del Piccolo Teatro invece è legato il primo grande esordio come drammaturgo: La Maria Brasca venne portata in scena nel 1960 con la regia di Mario Missiroli e una straordinaria Franca Valeri. Gli anni ’60 sono segnati dal sodalizio con Luchino Visconti: tre racconti de Il ponte della Ghisolfa costituiscono l’ossatura della sceneggiatura di Rocco e i suoi Fratelli. Visconti curerà la regia di due opere testoriane: L’Arialda (1960), e La Monaca di Monza (1967). Fu proprio lo scandalo per la presunta oscenità de L’Arialda a far conoscere Testori al grande pubblico.

Gli anni ’70 si aprono al Salone Pier Lombardo: Franco Parenti, a partire dal 1972, porta in scena la Trilogia degli Scarrozzanti (Ambleto, Macbetto ed Edipus) e i Promessi sposi alla prova con la regia di Andrée Ruth Shammah. Nel 1977 la morte della madre dà inizio a una nuova fase della vita dello scrittore, segnata dal monologo Conversazione con la morte, portato in scena dallo stesso Testori l’anno seguente.

Gli anni ’80 sono invece nel segno di Franco Branciaroli: con il grande attore e con il regista Emanuele Banterle Testori fonda la Compagnia degli Incamminati. Tra i momenti culminanti del rapporto Testori – Branciaroli massima risonanza ebbero In exitu (1988), con la memorabile rappresentazione alla Stazione Centrale di Milano e Verbò (1989), in cui al Piccolo Teatro andava in scena con Branciaroli lo stesso Testori.

Dal 1975 era iniziata la collaborazione di Testori con il "Corriere della Sera": dopo alcuni articoli di critica d’arte ed editoriali d’argomento etico, Testori aveva preso il posto di Pasolini come commentatore controcorrente in prima pagina e, dal 1978, diviene responsabile della pagina artistica.

Dal 1990 si ammala di un tumore che lo costringerà per molti mesi in ospedale, fino alla morte nel ’93. Sono comunque anni d’intenso lavoro che portano alla stesura di numerose opere teatrali. Tra queste, l’ultima e più importante è I tre lai: una sorta di testamento letterario, in cui l’autore dipinge in tre monologhi (una sorta di terna dantesca) la vita di tre eroine da sempre amate dallo scrittore: Cleopatra, Erodiade e la Madonna. L’opera, pubblicata postuma, è stata messa in scena dalla Compagnia dei Magazzini, per la regia di Federico Tiezzi e con la straordinaria interpretazione di Sandro Lombardi. Un nuovo allestimento per l’Edipus nel 1996 e per l’Ambleto nel 2001 ha confermato la compagnia dei Magazzini, ora Lombardi-Tiezzi, come una delle più importanti esperienze teatrali testoriane post-mortem.

Proprio la cerimonia di intitolazione a Villa Mirabello sarà una buona occasione per scoprire parte del lavoro artistico di Testori. Sara proposta, infatti, una lettura scenica di brani tratti dai suoi articoli, curata da Andrea Chiodi.

Ecco il testo della targa preparata per la cerimonia:

"A Giovanni Testori scrittore e drammaturgo di alta passione civile e religiosa, storico e critico delle arti figurative, sottile ed appassionato studioso dell’arte lombarda.

Alla sua collaborazione, geniale e generosa, si devono mostre che hanno illustrato l’attività del Museo e la vita culturale della Città, quelle di Morazzone (1962), Cairo (1983), Guttuso (1984), Sutherland (1992) la Città riconoscente"

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Pubblicato il 11 Dicembre 2008
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