Trame di un percorso esistenziale

Palazzo Leone da Perego presenta le opere di Jean Robert detto Ipousteguy

Le iniziative espositive al Palazzo Leone da Perego segnano  oggi un altro importante tassello grazie alla mostra dedicata a Jean Robert detto Ipousteguy, dal cognome della madre.

Scultore francese della seconda generazione del novecento, presente in collezioni museali a livello internazionale, mai  in una mostra antologica così ampia in ambito italiano.

Questa esposizione è importante perché sono passati solo due anni dalla sua morte, e poi perché, nonostante la qualità del suo operare artistico, nessuna antologica è mai stata realizzata sul territorio italiano.

Le 45 sculture e i numerosi  quadri ad olio e i disegni non solo scandiscono bene lo spazio espositivo ma offrono un ampio spettro della sua intera ricerca plastica che, partita da riflessioni sulla natura umana di formazione post-cubista ha poi raggiunto una personalissima linea espressiva dove le forme, pur spezzate o ridotte a frammenti, costituiscono nuclei plastici di forte impatto emotivo.

Come per molti artisti emersi sulla scena dell’arte nel dopoguerra , attorno agli anni cinquanta, l’elemento prioritario della loro ricerca era tutto giocato dentro la dimensione esistenziale, per altro vissuta come dramma, in cui il nascere e il morire non erano visti come una semplice fattualità, ma portavano con se ansia, turbamenti, domande sulle ragioni dell’esistere. Da qui, nelle loro forme la vita vissuta come lotta, come difesa, come rivendicazione di una ricerca di un sé più organico, da qui, le semplificazioni volumetriche post-cubiste, i frammenti, le immagini di figure mai date per intero.

La mostra sottolinea bene questo passaggio non solo nell’evolversi delle forme bronzee ma anche grazie alle continue riflessioni dell’autore che senza alcuna reticenza accompagnano il visitatore e lo aiutano ulteriormente a scoprire l’intero suo universo poetico.

E IPOUSTEGUY si è mosso bene dentro le speranze artistiche del dopo guerra  tanto che, ricco di queste esperienze e nello spirito di una tradizione formale che non ha mai rinnegato una certa “classicità”, ha cercato forme più aperte, più barocche, dove il corpo umano, pur presente è condotto ad una dimensione di estrema disgregazione formale o è ridotto ad una sorta di libero assemblaggio di parti.

In questo procedere la dimensione classica legata al corpo si è annullata da sé, così come le ulteriori modalità formali di sola materia o il  contrasto tra lucido e opaco, hanno finito per costruire una modalità operativa anti-classica.

E se la luce impone la forma, se ne impossessa, l’annulla , l’opacità,  l’ombra si impone come forma pur nella sua fragile volumetria.

A volte poi, le figure di IPOUSTEGUY, sembrano dilatare l’immagine, moltiplicarla, mentre altre volte si mostrano più bloccate nonostante presentino più parti di corpo, altre volte, pur nel raddoppiare dell’immagine  costituiscono un blocco trasparente.

Siamo difronte ad una modalità plastica che nel frammento dei corpi astrae la forma, la rende un traslato di eventi attuali e remoti .

Il frammento grida esistenzialmente la sua incapacità a stare nel mondo in modo omologo agli altri, mentre l’opacità dei corpi accentua la forma, il particolare, la sua cruda oggettualità.

E se le sculture impongono queste modalità, le tele e i disegni che accompagnano l’avventura artistica dell’autore usano solo  il  bianco e forniscono agli sguardi,  levità  e  trasparenza, quasi a dire di una verità che sta di mezzo tra luce e buio e che altro non è se non il solitario e complesso  tragitto d’ogni umana esistenza

Così nel gioco della vita e della morte, del nascere e del morire la verità delle cose non può mai essere un assoluto, tanto meno può essere data come assoluto, sta semplicemente nella sua sempre vaga precarietà.

IPOUSTEGUY

Eros  e Tanatos

Palazzo Leone da Perego    Legnano

dal  25/10/2008 al  01/02/2009

da  Martedì  a  Venerdì  16,30 — 19

Sabato   15,30 — 19,30

Domenica e festivi   10 – 13  — 15 — 19,30                                                                                           

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Pubblicato il 12 Dicembre 2008
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