Branca ha trovato i “suoi” autisti. E può sperare
Arrivano da Brugherio ogni sabato per accompagnare Branca all'Istituto dei Tumori. Sono i volontari della Lampada di Aladino che hanno raccolto l'appello lanciato su Varesenews
Branca Kosar, la paziente oncologica in cura all’Istituto dei Tumori, ha trovato i suoi "autisti".
L’appello che Bianca lanciò dalle pagine del nostro giornale innescò una campagna di soliderietà soprattutto tra i privati. Molte le offerte che giunsero all’associazione di volontariato Caos e alla sua presidente Adele Patrini per aiutare Bianca a raggiungere i "suoi medici" ed iniziare una cura sperimentale per ritrovare la dignità.
Oltre alle richieste "personali", si fece spazio una proposta "istituzionale": l’associazione la Lampada di Aladino di Brugherio si fece avanti mettendo a disposizione i propri undici autisti.
A metà gennaio, Bianca ha così iniziato la sua cura: per due mesi si recherà all’istituto dei Tmorui due volte alla settimana, accompagnata il mercoledì dal volontario di Caos che ha preso a cuore la sua vicenda sin dall’inizio, e dal pulmino dell’associazione di Brugherio il sabato. Due viaggi che durano quasi l’intera giornata e che lasciano Branca fisicamente stremata.
Una conclusione positiva, dunque, per una vicenda iniziata nel reparto di ongologia di Varese diretto dalla dottoressa Pinotti e proseguita grazie a Caos sollecitata dalla stessa unità operativa e dal medico oncologo curante Giardina: « L’incontro con l’associazione di Brugherio è avvenuto alla riunione indetta dalla Regione per rendere più strutturato il rapporto che il volontariato può dare all’assistenza medica». ( nella foto sopra da sinistra il volontario Caos, Davide Petruzzelli e Adele Patrini)
La Lampada di Aladino è nata circa 9 anni fa dopo un’esperienza di malattia del suo fondatore, Davide Petruzzelli: « Dopo la guarigione, unico del mio gruppo, da un linfoma – spiega Davide -senti che hai un compito: diffondere la tua esperienza e aiutare gli altri ad affrontare la malattia».
Nel corso di questi anni, l’associazione ha ampliato la sua offerta. Oltre all’ascolto, fornisce consigli e consulenze che riguardano, per esempio, le caratteristiche delle strutture oncologiche, la loro qualità alberghiera: « Soprattutto, però, aiutiamo chi ci chiama a guardare alla propria malattia con consapevolezza. Instauriamo una relazione con i pazienti, porgendo loro una mano da amico. Abbiamo degli specialisti, dallo psicologo agli oncologi, per fornire letture assistite di ciò che dice internet della loro malattia e ci mettiamo a disposizione per accompagnare i pazienti dove vengono curati».
Un’attività che l’associazione svolge a Brugherio e nel milanese ma che, come nel caso di Branca, va oltre ai confini provinciali: « Noi andiamo dove c’è il bisogno. È chiaro che risorse e mezzi sono limitati mentre il bisogno è enorme. Dalla messa in rete della sezione lombarda della FAVO ( federazione associazioni volontariato oncologico) potrebbe uscire un’organizzazione strutturata che affianchi le istituzioni sanitarie, prendendosi carico di tutte quelle attività e funzioni ulteriori alla scienza e alla medicina, funzioni che sono tantissime e che sono spesso ricorrenti anche quando la malattia è sconfitta sul piano medico».
Una mole di lavoro enorme che l’Associazione, come tutti i soggetti che operano nel volontariato, porta avanti con risorse scarse e mai certe, legate a progetti temporalmente limitati: « Spesso facciamo i salti mortali e compiamo veri miracoli. Forse è proprio la forza interiore che ci spinge ad inventarci nuove soluzioni. Chi mai avrebbe detto che la soluzione per Branca era a Brugherio? Fin quando possiamo….».
Un amico su cui appoggiarsi, ecco cosa vuole essere La Lampada di Aladino, senza mentire o nascondere la verità. Tanti i sistemi che la Lampada ha realizzato per dare un aiuto: un calendario con le testimonianze di chi è guarito, le esibizioni della nazionale di calcio degli ex malati di tumore ( « la nostra ala destra è guarito dal tumore al polmone, che gli è stato tolto…») : «Il cancro va rispettato, senza diventarne sudditi. È parte della vita» affermano Davide e Adele Patrini.
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