Fondazione Blini, sinistra all’attacco: “sciogliamola e ricominciamo da capo”
La commissione cultura presieduta da Luciana Ruffinelli torna ad afffrontare il tema della fondazione, nata come sbocco per l'espressione giovanile ma il cui CdA non si è mai riunito. Per ora, nulla di fatto a parte polemiche e recriminazioni
Sulla Fondazione Blini piovono reiterate richieste da sinistra di scioglierla, azzerarla e ricominciare da capo. L’organo consiliare presieduto da Luciana Ruffinelli ha affrontato giovedì il tema su richiesta del PD, spazientito dopo quasi due anni dalla contestata nascita dell’ente il cui CdA, di cui fa anche parte il capogruppo democratico Mariani, non si è ancora riunito. E ciò nonostante il sindaco avesse promesso nel novembre scorso di convocarlo al più presto. Non è valsa a rasserenare gli animi la "lezione" (come è stata definita) di Ruffinelli su genesi, iter e ruolo della Fondazione, contestata a suo tempo in tutto, dalla forma societaria all’intitolazione a Giovanni Blini. Blini era stato tra i fondatori di Comunità Giovanile: e proprio lo sbilanciamento a favore dell’associazione dello statuto della fondazione («un obbrobrio» per il PD) era tra le contestazioni più forti di questa operazione, nata sotto elezioni provinciali come "ciliegina" sulla torta del "pacchetto" da 38 milioni di euro per Busto Arsizio voluto dall’allora presidente della provincia, il bustocco Marco Reguzzoni, oggi onorevole a Roma. Di quei 38 milioni, lamenterà Fontana (Busto dei Quartieri), finora si è visto poco o niente.
Il PD con Mariella Pecchini ha rivendicato di essere stata l’unica forza a comprendere quanto accadeva, ricordando che la Provincia nonostante i colpi di mano che avevano «esautorato il consiglio» non è nemmeno proprietaria dell’edificio di piazza Trento e Trieste (che è invece del Comune) in cui dovrebbe aver sede la Fondazione Blini una volta finiti i lavori del liceo artistico. Morale: «Se la Fondazione è della provincia si cambi il CdA, se è del Comune si riporti la questione in aula. L’ente è nato malissimo e da azzerare». Fra l’altro l’ingresso dell’allora Ulivo in CdA, con capovolgimenti delle posizioni iniziali, provocò una momentanea crisi che portò poi all’uscita di Marta Tosi dal gruppo. E proprio Tosi, con Pecchini e con Corrado per Rifondazione, è stata fra coloro che hanno invocato lo scioglimento della "fondazione fantasma".
Tutto fumo negli occhi per Corrado: «Parlare dell’iter serve solo a coprire certe spaccature» dice. Netto Riva per Forza Italia: «La Fondazione in sè è inemendabile, è nata davnti al notaio. L’amministrazione poi si basa sulla maggioranza,. Si ascoltano le proposte, se si vuole le si raccoglie». «Indietro non si torna» anche la posizione di Pellegatta per An. Per Ruffinelli la Fondaizone Blini a questo punto «può e deve partire al più presto». Ma gli animi si sono accesi quando al consigliera regionale leghista lamentava l’occasione che Busto sta perdendo con il progetto di Regione e Provincia Mosaico Giovani, dal quale Busto è rimasta fuori. «Rischiamo di restare il Comune con meno politiche giovanili: e a C’è + Busto i ragazzi hanno detto chiaramente che vogliono spazi d’espressione e aggregazione». "Confessione" che ha mandato su tutte le furie Pecchini: «Ma se state governando questa città dal 1993: cos’è adesso, colpa nostra?». E la commissione si è data l’arrivederci tra polemiche e recriminazioni.
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