I precari hanno pochi diritti e non li conoscono

Si chiama Flavio Cervellino è un giovane sindacalista che rappresenta i lavoratori atipici e interinali (Alai). È stato l'ultimo a intervenire al congresso provinciale della Cisl e ha lanciato un appello ai colleghi più anziani: «portatemi con voi nelle fabbriche»

Era il più giovane ed è stato l’ultimo a intervenire. È salito sul palco del congresso provinciale della Cisl e con grande chiarezza ha spiegato quali sono i problemi della categoria (anche se categoria ancora non è) di cui è presidente, quella dei lavoratori atipici e interinali (Alai). Flavio Cervellino ha 26 anni , è laureato in scienze politiche, guadagna 1.050 euro netti al mese ed è entrato nel sindacato dalla finestra, ovvero facendo il servizio civile all’Anolf (Associazione nazionale oltre le frontiere) associazione che all’interno della Cisl si occupa di immigrazione.
Cervellino quanti associati ha la Alai e chi si rivolge a lei?
«Sono un centinaio e hanno tutti una buona scolarità e una grande identificazione con il loro contratto».
Sono un po’ pochini. Eppure i lavoratori  precari e atipici sono tanti. Come lo spiega?
«Questi lavoratori hanno due difficoltà che li allontana dal sindacato: la prima è culturale e la seconda di tipo contrattuale. Mi colpisce la loro disinformazione e la loro rassegnazione. Soprattutto perché spesso è gente molto scolarizzata».
Mi faccia un esempio di disinformazione?
«Beh, non conoscono i loro diritti in generale. Non sanno ad esempio dell’esistenza di un fondo di previdenza complementare che per un lavoratore atipico è importante».
Cosa le chiedono e cosa le rimproverano quando gli propone di iscriversi alla sua associazione?
«Arrivano da noi quasi sempre quando il contratto non gli viene rinnovato, solo a quel punto si riconoscono come categoria che ha subito un torto. Vogliono informazioni e poi rimproverano subito: “ma il sindacato cosa ha fatto per me”? Quelli che hanno il titolo di studio più alto usano le informazioni per agire individualmente perché sperano in un riconoscimento, sperano nel loro potere contrattuale che con la crisi si svuota completamente».
Già ma la Alai non è una categoria è ancora associazione. Nemmeno il suo sindacato la riconosce.
«È vero, io sono andato al congresso provinciale per lanciare un appello a tutte le categorie: fatemi venire con voi nelle fabbriche e nelle assemblee, solo se le categorie rispondono, potremo trasformare questa forza di lavoratori singoli in una forza collettiva, organizzata. Ad esempio, con la Fim (i metalmeccanici della Cisl ndr) già collaboro attivamente. È solo questione di tempo».

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Pubblicato il 16 Marzo 2009
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