Festa skinhead vietata, il gestore del bar: “Non sapevamo di cosa si trattasse”
Dal bar del museo del Tessile scrivono al sindaco esprimendo "personale rincrescimento" per l'accaduto e ribadendo l'estraneità a qualsiasi manifestazione del genere. La sala era stata prenotata per una festa privata con musica, ma senza specificarne il carattere
Dopo il concerto di gruppi di estrema destra annullato sabato al Museo del Tessile la Centodiciannove s.r.l., società che gestisce il Museum Cafè, scrive al sindaco per chiarire la sua posizione. Il primo cittadino, indignatosi anche e soprattutto perchè nel volantino di presentazione dell’iniziativa si era abusato del simbolo della città affiancandovi due fasci littori, aveva ottenuto dalla Questura il formale divieto alla manifestazione.
Quale legale rappresentante della società che ha in gestione il bar, Giorgio Bergo precisa, come già fatto con le autorità competenti, di aver semplicemente raccolto la richiesta di affitto del locale per svolgere una festa privata con circa 50 partecipanti nella serata di sabato 18 aprile 2009. "Come di prassi è stato presentato il preventivo di spesa per la festa ed in allegato il regolamento con tutte le modalità di svolgimento di eventi musicali privati. Il regolamento, oltre a norme generali e di rispetto della civile convivenza, evidenzia come in alcun modo siano ammesse all’interno del locale azioni contro il codice civile e penale".
Al momento dell’accettazione del preventivo "l’organizzatore non ha minimamente manifestato l’appartenenza ad alcun gruppo con identificazione politica, né tantomeno ha dichiarato che si sarebbe trattato di un raduno di skinheads con esibizione di gruppi musicali d’area e che la promozione della festa sarebbe avvenuta attraverso rete Internet". Per queste ragioni la società ribadisce al sindaco l’"assoluta estraneità" ai fatti e Bergo manifesta anzi "personale rincrescimento" per l’accaduto. "Il locale che gestisco, pur nel rispetto delle pluralità, non accoglie manifestazioni che possano creare disagi per l’ordine e la sicurezza pubblica, né pubblicizza eventi facendo ricorso a locandine che per simboli e contenuti possano offendere o ledere l’immagine della città".
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