«Obama non riuscirà a risollevare le sorti dell’America»

Mario Margiocco ospite il 1° aprile del Rotary “La Malpensa”. Il columnist del Sole24Ore pessimista sul ruolo del neo-presidente Usa nella crisi economica

È un parere in controtendenza quello espresso sul presidente Obama da Mario Margiocco durante la conviviale del Rotary Malpensa che si è tenuta il 1° aprile. «Il capo della Casa Bianca – ha detto il giornalista del Sole24Ore – non riuscirà a guidare l’America verso la ripresa». Il principale motivo sarebbe da ricercare nello stesso establishment del numero uno di Washington: della sua squadra, infatti, fanno parte alcuni tra i responsabili della crisi economica che dagli Usa è arrivata ad investire tutto il mondo. Di conseguenza la politica del primo presidente nero degli States potrà essere considerata trasformista soltanto in ambito energetico (come il ricorso a fonti alternative) o redistributivo (a favore delle fasce più povere della popolazione). A patto però che si trovino le risorse finanziare necessarie per l’attuazione di politiche che di soldi ne richiedono molti. Anche in questo caso allora Obama potrebbe non essere in grado di mantenere le promesse fatte nel momento in cui la sua strategia fosse quella del prendere tempo («delay-delay-delay»). «Non aspettiamoci una leadership degna delle attese e in grado di risolvere i problemi – ha spiegato – in questo situazione i vertici americani sono troppo presi dalle loro faccende e dalle loro contraddizioni».
 
Il crollo dei mercati e delle borse – «il peggiore che l’uomo ricordi» – non è stato ereditato, ma è diretta responsabilità della classe dirigente. A causarlo ci sarebbe, a parere di Margiocco, profondo conoscitore della finanza e dell’economia d’oltre oceano, un mix di mancanza di controllo, interessi politici e teorie sbagliate della scuola economica dominante. Si è puntato troppo sul mercato, ha sottolineato, e in questa fase se ne stanno pagando le conseguenze. Da un lato la banca centrale americana (Federal Reserve) ha deciso di sottoscrivere il debito pubblico dello stato perdendo così la propria indipendenza, mentre dall’altro si sta immettendo nel sistema nuova moneta e liquidità. Nel tempo, però, ha aggiunto, occorrerà la volontà (politica) di togliere danaro onde evitare un rischio inflazione piuttosto elevato.
 
Non è mancata tuttavia una risposta da parte dell’amministrazione, in primo luogo di quella di George W. Bush. Sul piatto sono stati messi in totale 12,8 trilioni di dollari per stimolare l’economia, statalizzare le banche e acquistare i titoli tossici. A confronto, ha dichiarato, «Roosvelt con il New Deal non spese tutti quei soldi e la campagna del Vietnam e la seconda guerra mondiale costarono molto meno». In sostanza, ha argomentato Margiocco, «gli effetti dal punto di vista finanziario sono quelli di un conflitto bellico». Non è escluso comunque che questa crisi in qualche parte del mondo possa rendersi responsabile di uno spargimento di sangue che per ora, fortunatamente, non si è ancora verificato.
 
«Nonostante tutto – ha concluso il presidente del Club, Andrea Bortoluzzi – sono in molti ancora a guardare con speranza verso il modello americano e al miracolo possibile che ha da fare. La ripresa, infatti, deve ripartire da lì». Il Rotary Malpensa è in prima linea su un tema che sarà trattato anche nell’appuntamento in programma il 15 maggio prossimo con la relazione del Direttore del Centro Studi Afro-Americani dell’Università del Texas, prof. Maceo Dailey, dal titolo "Rendez-vous with democracy: the road ahead Obama".

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Pubblicato il 05 Aprile 2009
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