Oltre le etichette
La visione del capitalismo e i valori al centro della relazione di MIchele Graglia, presidente degli industriali della provincia di Varese
Ripartire è ripensare. Ripensare al ruolo dell’economia, della politica, delle relazioni. Michele Graglia lo fa con coraggio, fuori da ogni semplicistica etichetta.
La sua relazione guarda alla crisi convinto che la faccenda sia seria, ma anche una vera occasione per ripensare a tante cose. Non ha ricette pronte, ma alcune idee chiare si.
Da buon ingegnere come è pensa si debba ripartire dai fondamentali, "quindi, tornare alla società del fare, riprendere in mano i temi della sostenibilità della crescita e della capacità di sviluppare il capitale umano".
Una visione globale della società dove ognuno faccia la sua parte non per una mera crescita economica fine a se stessa, ma per una società più giusta che rimetta al centro "alcuni valori fondamentali quali ad esempio l’etica e la solidarietà”.
Si assume delle responsabilità Graglia, perché questa crisi è figlia anche dell’ingordigia, dell’aver anteposto interessi particolari a quelli più generali e non sempre le imprese hanno saputo reagire a questa situazione. Non è semplicemente una crisi finanziaria, ma di valori. Una crisi che mina alle radici il capitalismo. E qui il presidente fa il primo strappo coraggioso.
"Solo lo Stato, paradossalmente, può salvare il capitalismo da se stesso intervenendo con le regole, aumentandone la portata democratica ed impedendo che i pochi che sbagliano, come è avvenuto in questa crisi, possano compromettere il destino di molti".
L’altro passaggio centrale è quello che riguarda il lavoro e i suoi valori. "Il lavoro come dimensione creativa, organizzativa e costruttiva. Il lavoro che si riafferma come prospettiva culturale, come valore centrale nella vita di ogni persona". E in questo Graglia ha chiaro che il patrimonio di idee e di esperienze maggiori viene dal sindacato a cui riconosce un ruolo importantissimo, non appena per continuare a sviluppare la coesione sociale, ma proprio per fare un salto culturale.
E da ultimo la crescita, i consumi e i limiti che occorre iniziare a porsi. Per la prima volta tocca la questione di un possibile nuovo modello di sviluppo. Lo liquida affermando che di proposte reali non se ne vedono, ma intanto si inizia a parlare di sostenibilità della crescita. E non è poco perché questo, insieme al tema del limite, apre un nuovo capitolo per l’economia capitalistica.
La crisi richiede idee, creatività e coraggio. Il rischio maggiore è che passata la paura della recessione si torni a ripensare a una crescita senza fine, senza regole, senza etica. Intanto però oggi Michele Graglia ha affrontato la situazione senza nascondere errori e pericoli.
Quanta distanza da quelle relazioni dove tutto era centrato solo sul mercato che veniva idolatrato e diventava esso stesso ideologia.
E smentendo il titolo utilizzato, verrebbe da dire che il neoliberismo è andato in soffitta (non si sa per quanto) e oggi sembrano tornare protagoniste le teorie di sessanta anni fa di un certo John Maynard Keynes.
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