Sannino, un allenatore che vive e vince tra le righe
L'allenatore del Varese è alla sua terza vittoria consecutiva. È un atipico del calcio che tiene la schiena dritta davanti a presidenti e direttori sportivi. Il suo pensiero va a tutti i suoi calciatori
Giuseppe Sannino è uno che sa comunicare, sia dentro che fuori dal campo. È questa la sua dote migliore. Tutto il resto è un corollario, un dettaglio del bestiario calcistico. Tenere un basso profilo, quando l’entusiasmo di una vittoria che vale la promozione in C1 (o Prima divisione, come sarebbe giusto dire) ti spinge come un reattore verso la gloria, è una scelta che spiazzerebbe chiunque e quindi azzeccata.In questo allenatore convivono due persone e questo, forse, è il motivo per cui uno che ha ottenuto tre promozioni consecutive non approda nelle categorie superiori. Al mister che urla fuori e dentro gli spogliatoi, che crede nella parolaccia propedeutica per quei calciatori che non ascoltano abbastanza, che tiene la schiena dritta davanti a presidenti e direttori sportivi, fa da contraltare un uomo pacato e gioioso nella vita di tutti i giorni, capace di godere delle piccole cose. «Non mi sento un personaggio. A me piace vivere tra le righe, non sopra».
Per Sannino contano solo i suoi giocatori. Lui, «padre padrone», quello che vuole tutto e di più dai suoi uomini, nel giorno della vittoria del campionato decide di restituirgli tutto, pure con gli interessi. «Questa vittoria, credetemi, per il 99 per cento è merito dei miei giocatori, perché loro sono il braccio in campo. Non so quale sia la miscela di questa cavalcata esaltante, di certo questo è un gruppo straordinario».
In genere si piange alla fine, quando si è conquistata la vetta. Sannino, invece, ha pianto prima della partita. Confinato nella curva nord, a causa di una squalifica, ha sentito l’affetto dei suoi giocatori che a più riprese lo hanno cercato con gli sguardi, i gesti e le grida. Persino quelli che erano in tribuna (gli esclusi) aspettavano un suo cenno. Tanto rispetto e tanta stima nei confronti di un allenatore che non risparmia i «vaffa» urlati in faccia è frutto di una lealtà e onestà di fondo che gli vengono riconosciute. Mauro Milanese, il senatore della banda, uno che ha giocato in serie A e che perciò puo’ parlare a pieno titolo, lo dice apertamente: «Non sempre il calcio è giusto, comprese alcune carriere. Il perché Sannino non calchi altri palcoscenici più prestigiosi, dipende dal fatto che è uno che pensa con la sua testa. Eppure, ha i numeri per stare in alto».
Sannino non vuole parlare di futuro, perché ha paura di fare dei torti a qualcuno dei suoi ragazzi. Ora vuole solo godersi la vittoria, tra le righe, come un tifoso qualsiasi che ha passato la domenica sugli spalti del Franco Ossola coperti di biancorosso. «Bene, dove andiamo a mangiare una bella pizza?»
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