In centinaia in piazza per Tettamanzi
La celebrazioni davanti alla basilica ha chiuso la visita pastorale al decanato di Gallarate. "Serve coraggio per vivere in comunione in una società piena di contrapposizioni e divisioni". Agli amministratori: "è un compito difficile, vi sono vicino"
La brezza che spirava da nord ha reso meno dura l’attesa alle centinaia di persone raccolte sotto il sole in piazza Libertà. Una grande folla – anziani, giovani, famiglie e anche alcuni immigrati cristiani, soprattutto indiani – ha salutato il Cardinale Dionigi Tettamanzi, che ha concluso con la celebrazione all’aperto la visita pastorale al decanato di Gallarate, formato da trentasei parrocchie di dodici comuni. Duemila persone si sono distribuite tra Piazza libertà, Piazza San Pietro e Via Verdi.
L’arcivescovo di Milano ha richiamato l’attenzione in particolare sui deboli e chi è in difficoltà («gli occhi siano più attenti, le orecchie sappiano ascoltare, le mani si diano da fare») e sui giovani, perchè siano protagonisti («bisogna guardare ai giovani non con i nostri, ma con i loro occhi, dando loro grande fiducia»), ha chiesto «coraggio» alla comunità cristiana, «perchè viva in comunione e sia testimone in un tessuto sociale con tante contrapposizioni e divisioni». Ha ricordato il bisogno di unità e di lavorare in rete, ma anche la ricchezza delle comunità una diversa dall’altra.
Non è mancato un saluto agli amministratori locali: «amministrare non è semplice, vi sono vicino. Siate sempre guidati da saggezza e coraggio nel servire il bene comune, sforzandovi di andare incontro a situazioni di disagio e fatica». E in un momento di particolare difficoltà sociale ed economica, ha chiesto anche ai cittadini «comprensione» per gli amministratori e responsabilità nel creare una convivenza «umana e umanizzante» che dipende da tutti. Erano presenti i sindaci (e qualche assessore e consigliere) dei comuni del decanato: Gallarate, Cardano al Campo, Ferno, Samarate, Besnate, Cavaria, Jerago, Albizzate, Sumirago, Oggiona, Cassano Magnago
Tettamanzi ha uno stile ben diverso da quello del suo predecessore Carlo Maria Martini. Accanto alle riflessioni sui temi alti non sono mancati i saluti affettuosi e i toni colloquiali con cui spesso l’arcivescovo si rivolge alle comunità cristiane. Saluti ai giovani, ai religiosi, ai chierichetti («mi riportate sempre indietro nel tempo, ho fatto il chierichetto anche io per tanti anni»). E alla fine della celebrazione, come sua abitudine, si è trattenuto per più di un’ora a stringere mani, salutare e scattare foto. Durante l’ultima visita a Gallarate, in inverno, gli uomini della scorta, sul sagrato, battevano i piedi dal freddo, aspettandolo. Oggi no, c’è solo la brezza, che a poco a poco si fa vento.
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