I dipendenti della Luigi Tosi occupano la fabbrica
Senza stipendio da un mese e in cassa integrazione da un anno. In una cinquantina si sono divisi su turni di sei ore. Chiedono che la proprietà porti i libri in tribunale e dichiari il fallimento
Un’azienda con l’acqua alla gola e 50 operai che occupano la fabbrica fino a quando non giungerà l’istanza di fallimento per chiudere un capitolo di storia industriale di Busto Arsizio. Alla tintoria Luigi Tosi di via Adua da ieri è scattato lo sciopero generale a oltranza e da questa mattina anche l’occupazione dello stabile dopo le ultime notizie giunte dalla proprietà che – ha annunciato – si ritroverebbe con i conti bloccati da un’indagine di Guardia di Finanza ed Equitalia che hanno riscontrato debiti verso l’erario e verso l’Inps per oltre dieci milioni di euro.
I lavoratori assistono ormai da anni allo stillicidio di tentativi di salvataggio, nuove società, aste pubbliche che hanno portato alla situazione attuale nella quale non hanno ricevuto l’ultima mensilità e da un anno sono in cassa integrazione straordinaria. «Noi restiamo qua – fanno sapere i rappresentanti sindacali della Filtea-Cgil Pierluigi Brambilla e Alessandro Truglio – fino a quando non vedremo i libri dell’azienda in tribunale. Non ci fidiamo più della proprietà e finiremo l’occupazione solo quando arriverà il curatore fallimentare». Sono i lavoratori stessi a chiedere il fallimento della società perchè le speranze di tenerla in vita sono ormai svanite mentre nei macchinari c’è ancora una produzione che deve essere venduta: «I lavoratori resteranno qui a presidiare la fabbrica – fa sapere il segretario di Filtea Ernesto Raffaele – perchè non vogliono che la proprietà venda il tessuto in lavorazione prima che intervenga la curatela fallimentare. Non si fidano di quello che ha annunciato la proprietà».
L’intenzione dei fratelli Tosi, che gestiscono ormai solo la produzione dato che gli immobili sono ora del demanio e i macchinari di privati che le concedono in affitto, hanno promesso di pagare gli arretrati con il ricavato della vendita dell’ultima partita di tessuto. Da anni, però, l’azienda non versa più i contributi Inps, pur facendoli figurare sulle buste paghe e ha contratto debiti nei confronti dell’erario per svariati milioni di euro.La società naviga in cattive acque da ormai troppi anni e, nonostante gli stipendi arrivassero più o meno regolarmente, la stessa sarebbe rimasta inadempiente per tutta una serie di aspetti, da quello previdenziale a quello fiscale. Ora i lavoratori dicono basta e hanno deciso di dividersi in turni di sei ore per restare nell’azienda notte e giorno, fino a quando non verranno portati i libri in tribunale.
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