Sfruttati e senza diritti, una nuova casa per aiutarli
Presentata una nuova iniziativa di housing sociale curata dalla cooperativa Colce. L’assessore: «La città non è un’isola felice»
«Abbiamo aiutato circa quattrocento persone in dieci anni. Non è un numero altissimo, ma i nostri sforzi continuano». È con queste parole che i rappresentati della cooperativa Colce (Cooperativa lotta contro l’emarginazione) hanno presentato questa mattina, venerdì 30 ottobre, una nuova iniziativa di housing sociale, vale a dire l’attività di assistenza e ricovero di soggetti in difficoltà. Grazie alla generosità di un privato, che ha messo a disposizione un’abitazione per l’accoglienza di cinque vittime di tratta e sfruttamento, si amplia la rete di lavoro della cooperativa, finanziata dal dipartimento di Pari opportunità della Presidenza del Consiglio.«Sono diversi i casi di cui ci occupiamo – spiega Paolo Cassani, responsabile e coordinatore del progetto –. Si parla di prostituzione, accattonaggio, attività illegali e sfruttamento del lavoro. Noi prendiamo in carico uomini e donne che sono stati portati in Italia con la forza, e che avuto il coraggio di denunciare coloro da cui vengono sfruttati. Solo così infatti è possibile ottenere un permesso di soggiorno per motivi umanitari, che ha validità massima di diciotto mesi. Durante questo periodo insegniamo ai nostri assistiti le basi per integrarsi nella società, in modo da aiutarli a trovare un lavoro e una casa, così che il loro permesso di soggiorno possa diventare permanente».

«Ringrazio la Colce – ha dichiarato l’assessore ai Sevizi sociali Gregorio Navarro – per la disponibilità e la continua lotta contro l’emarginazione. Purtroppo Varese, come d’altronde tutto il resto dell’Italia, non è un’isola felice. Nel nostro territorio ci sono molte situazioni di estremo disagio, e sono felice che ci siano associazioni che si curino di questi problemi».
Un progetto, quello di Colce, che dal 2000 sostiene coloro che chiedono aiuto, in un cammino di integrazione e riequilibrio.
«La nostra attività – continua Roberta Montagnini, membro della Colce – è coperta dall’articolo 18 del Testo unico per l’immigrazione. Purtroppo con l’approvazione del pacchetto sicurezza, che prevede l’arresto per tutti gli immigrati irregolari, chi sporge denuncia per sfruttamento non ha garanzie, non essendo in possesso di permesso di soggiorno. Ci sono prefetti e questure tolleranti e sensibili, come quelli di Varese, che mettono in primo piano la situazione della vittima. Altri invece non hanno questa sensibilità. Abbiamo bisogno di leggi che regolamentino questa situazione».
«Oggi Colce – conclude Cassani – opera a Varese, Como, Sondrio , Brescia e Milano. Con questa nuova casa, di cui per motivi di sicurezza non possiamo divulgare l’indirizzo, abbiamo quindici posti letto nel territorio di Varese. È una rete che si sta ampliano sempre di più».
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