Il dirigente scolastico: “Mancava la par condicio”
Il preside Ramolini si assume la responsabilità della decisione, ma assicura: "Il pezzo uscirà. Si sta montando un caso che non esiste: va tutelato il pluralismo"
«Confermo che è stato un errore procedurale agire così (un intervento a giornalino già in stampa ndr). I ragazzi si sono sentiti scavalcati, ma non è stata un’operazione di censura» replica il preside sulla vicenda. «L’articolo uscirà già dalla prossima settimana, non so se così o accompagnato da altri articoli. Il giorno in cui è emersa la questione io purtoppo non ero in sede, avevo un impegno di lavoro in provincia. Fossi stato in istituto di persona, avrei fermato tutto e "convocato le parti" per confrontarci sull’opportunità di pubblicare il pezzo in questo modo, piuttosto che quanto è avvenuto». Già, il pezzo. Il problema non era tanto e solo quello che scriveva Marco Corso. «C’è anche la forma, si possono evitare frasi sarcastiche che potrebbero offendere», sostiene Ramolini: col che scopriamo che il politically correct è bipartisan, a differenza di quanto si sarebbe portati a pensare.
«Quello di sabato era un confronto doveroso e necessario. La decisione è stata mia, sono io il dirigente responsabile» dichiara il dirigente. Ma il giornalino si chiama "La Voce degli studenti", non "La Voce del preside" obiettiamo. «Sul giornale, che chiamarlo giornalino è riduttivo, c’è pur sempre scritto "Liceo Scientifico Arturo Tosi", l’istituto che mi trovo a dirigere. Non c’era par condicio, un articolo di questo taglio andava accompagnato da uno che proponesse una visuale differente». Ecco il problema. «Se errore c’è, me ne assumo la responsabilità io» rivendica Ramolini. «Nel regolamento del giornalino si legge anche che va tutelato il pluralismo», ricorda, visto che anche lo studente autore del pezzo lo citava. Per ogni articolo che esprima posizioni politiche o ideologiche "la Redazione dovrà tutelare la sua imparzialità (…) [e] dovrà quindi cercare un articolo di parte diversa o, in mancanza di questo, dovrà esprimere pubblicamente il suo distacco dalle opinioni espresse nell’articolo". Testuale.
Questione chiusa? Per il dirigente, certo sì. «Si sta montando un caso che non esiste» afferma. «Del resto, e io in riunione l’ho detto, negli anni passati ci sono evidentemente state situazioni di superficialità nella gestione del giornale, poi anche nel prendere provvedimento, per carità, sbagliare è umano. Questo comunque era un editoriale, e un editoriale deve rispecchiare una linea condivisa da tutti».
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