Una strada non basta
Nel 1905 sul territorio comasco e varesino circolavano solo 27 automobili. Qualche anno dopo, nel 1927, nella neonata provincia di Varese c’erano “già” 1.833 autoveicoli.
Non erano certamente solo quei numeri a far scegliere di costruire, proprio su queste terre, la prima autostrada al mondo, inaugurata il 21 settembre del 1924.
Per la provincia di Varese quell’opera determinò un forte cambiamento. I collegamenti verso il capoluogo lombardo si inserivano in una rete di infrastrutture di primo livello e gli investimenti che seguirono nei decenni successivi cambiarono completamente il territorio determinandone uno sviluppo industriale con un’intensità pari a poche altre aree in Europa.
Oggi nella provincia di Varese, secondo l’Aci, ci sono 62 automobili ogni cento abitanti. È un vero record per tutta la Lombardia.
Anche da questi dati si può capire perché tanta enfasi intorno alla Pedemontana attesa da oltre quarant’anni. La pesante crisi di questi mesi ci mette però di fronte a nuovi problemi che richiedono nuove risposte. E una strada non basta.
Oggi che le sfide sono mondiali e che i mezzi permetterebbero di andare oltre ogni ostacolo, c’è una forte spinta a chiudersi a riccio e a conservare e basta quanto fin qui realizzato. Si ha paura di perdere identità e questo condiziona in modo forte ogni segmento della vita sociale ed economica.
La cultura e le tante esperienze nel campo della ricerca e nell’innovazione non riescono ancora a fare da collante per garantire nuove forme di sviluppo. Resta tutto troppo frammentato.
Il tessuto produttivo fatto di tante piccole imprese, dove il capitalismo personale è ancora l’elemento vincente, rispecchia e alimenta questa situazione. Oggi però il bisogno di cambiamento per rispondere ai nuovi processi economici è tale che senza una reale condivisione si corre il rischio di non esser più adeguati. I progetti richiedono visioni che possono trarre forza dalle differenze delle identità socio culturali. Le esperienze sul territorio ci sono e potrebbero essere valorizzate anche perché l’epoca dello sviluppo ad ogni costo è finita e serve guardare alla realtà con riferimenti diversi dalla sola produzione della ricchezza economica.
Sostenibilità, innovazione e cultura diventano elementi sempre più presenti nelle linee guida di diverse aziende.
In questo si inseriscono anche i progetti per nuove infrastrutture. In passato Varese era economicamente meno ricca di oggi. Malgrado ciò, come si raccontava all’inizio, era capace di realizzare imponenti opere superando ogni tipo di difficoltà tecnologiche e progettuali. C’era una visione che non aveva paura di aprire il proprio territorio. Oggi fare questo richiede però dosi di coraggio in più, consapevoli che sono processi inarrestabili.
È un cammino lungo dove il senso di comunità andrà ricostruito a partire da nuovi presupposti culturali e sociali. I prossimi anni, anche per questi scenari, saranno davvero decisivi per continuare a migliorare la qualità della vita di chi ha la fortuna di vivere su questo territorio.
editoriale apparso anche sulla Prealpina del 12 febbraio 2010
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