La tessera che annulla il buonsenso
Le ultime decisioni sul derby di calcio chiudono le porte dello stadio alla gente comune. E l'unica scappatoia è ingoiare una pillola amara, che piace a pochi e che appare ricca di contraddizioni
Il capolavoro è compiuto, fino in fondo. Il derby di calcio della nostra provincia è stato chiuso a chi non ha avuto la preveggenza di abbonarsi al Varese otto mesi fa o non ha la fortuna – nel senso di casualità – di risiedere all’interno dei confini della Città Giardino. Niente Casciago, niente Gazzada, figuriamoci Laveno o Luino. Gallarate, Busto, Tradate sono proprio su un altro pianeta.
Ma ecco che i responsabili dell’ordine pubblico, gli stessi che lo scorso 25 ottobre furono rapidissimi a segnalare che allo “Speroni” non c’erano stati incidenti per via del servizio d’ordine perfetto, lasciano a Varese e Pro Patria la via d’uscita, la panacea di tutti i mali, il passepartout per una domenica allo stadio. La tessera del tifoso.
«Prenotatela e non avrete problemi» sembrano dire dai palazzi della burocrazia: praticamente un invito a farsi schedare in cambio di un pomeriggio di derby. Un “ricatto” messo in atto – perdonate il gioco di parole – proprio in occasione della partita più attesa, così che in tanti (forse) saranno invogliati a sottoscrivere un documento controverso pur di non perdersi il derby con in campo la squadra del cuore. Manco fosse un concorso del supermercato.
E poco importa che il provvedimento che riguarda questa tessera sia da sempre pieno di contraddizioni, tanto che l’entrata in vigore ufficiale è già slittata al prossimo campionato. A Varese e provincia si fa così, sbandierando la necessità della sicurezza (e allora perché lo stadio è sempre presidiato da forze dell’ordine in assetto da guerra), sottolineando che le strutture non sono a norma (come se la colpa fosse dei tifosi, e non di quei politici che non sistemano gli stadi, magari risultando della stessa fazione di chi ha voluto questa tessera), obbligando la gente a lasciare tutti i propri dati, chiedendo un tour de force tra fototessera, moduli in triplice copia e timbri (vareranno un decreto interpretativo per chi non li avrà tutti?) che nemmeno per il passaporto sono necessari.
Senza contare che chi, in passato, ha avuto problemi di ordine pubblico allo stadio, potrebbe vedersi respinta la richiesta anche se ha già – giustamente – scontato la propria e sacrosanta colpa.
Insomma, ce n’è abbastanza da riempire un libro ma chi decide non sentirà ragioni neppure questa volta. Con buona pace dello sport, della passione, dell’emozione… e del buonsenso.
Chapeau.
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