Merletti: “Come rendere varesino il patto tra piccoli”
L'alleanza delle associazioni di piccole imprese potrebbe diventare realtà. Il Presidente degli artigiani riflette su come tutelare gli equilibri interni
«La questione delle Alleanze è decisiva e priorità strategica…Occorre cogliere il momento favorevole, anche nel contesto politico e dell’opinione pubblica. Per riportare a nuovo il ruolo delle MPI: gli invisibili che diventano visibili hanno sostenuto la crisi e l’occupazione, hanno dimostrato senso di responsabilità, hanno favorito la coesione sociale». È questo uno deii passaggi cruciali definiti dal direttivo di Confartigianato Lombardia per avvicinarsi al cosiddetto Patto Capranica.
«A livello nazionale – dichiara Giorgio Merletti (foto), presidente di Confartigianato Lombardia e vicepresidente di Confartigianato nazionale – il progetto è partito, perché i "piccoli" hanno numeri e valori da vendere. E se a Roma si va da un parte (per presentarci alla classe politica come una realtà che si merita l’attenzione e gli incentivi economici del Governo) ci auguriamo che a Gallarate (dove Confcommercio ha lanciato la provocazione di allearsi con Confesercenti) si vada nella stessa direzione. Le "spaccature" locali o la voglia di piccoli protagonismi non avvantaggia e non aiuta. Nel solo comune di Gallarate operano circa 1.400 micro-imprese per un totale di oltre 3.000 addetti. Ai giochi di forza preferiamo la collaborazione».
Per intenderci: Capranica è un accordo strategico tra Confartigianato, Confcommercio, Cna, Confesercenti e Casartigiani (sigle ordinate per peso di rappresentanza), non un vezzo delle associazioni datoriali. «Consideriamolo – prosegue Merletti – un salto di qualità per la costruzione di un soggetto propulsivo e moltiplicatore delle rispettive potenzialità. Le sigle, tra loro, non hanno mai nascosto rivalità e antiche frizioni, ma gli obiettivi sono del tutto identici: i micro e piccoli imprenditori hanno la stessa dignità di quelli grandi. Hanno gli stessi diritti di sedere ai Tavoli di Concertazione, istituiti e convocati dal Governo, al pari degli "altri". Hanno sopportato, in questi ultimi anni, trattamenti impari da parte della maggioranza perché considerati ancora una realtà residuale dell’imprenditoria italiana. Ebbene, se si fermano le MPI, si ferma l’Italia. Ed è demotivante il fatto che i Governi non si siano mai preoccupati di circa 5.000.000 di imprese con centinaia di migliaia di occupati. E’ per questo che chiediamo con insistenza un contratto unico per i lavoratori del settore micro: Capranica sarà un attore sociale se anche, e soprattutto, si arriverà ad un risultato che metta d’accordo le parti datoriali con le organizzazioni sindacali».
La grande rilevanza politica che vuole assumere Capranica è fuori discussione, e l’orientamento nazionale si dovrà replicare anche a livello regionale e locale secondo indicazioni oggettive e non soggettive. «Con questo Patto – sottolinea ancora Merletti – si dovranno controllare i personalismi (certo le associazioni che ne fanno parte non smetteranno di agire anche come singole realtà) e fare leva sulla condivisione di un codice deontologico per favorire le relazioni di correttezza e di rispetto tra i firmatari, evitando strumentalizzazioni. Quelle strumentalizzazioni alle quali, probabilmente, Gallarate ha già dato il via».
Il Patto non può e non deve essere infranto, perché «Non è "contro" chi rappresenta altri interessi. Piuttosto, punta ad affrontare in modo sinergico temi macro e micro in linea con i principi dello Small Business Act».
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