Testimoni della legalità raccontano le radici del loro impegno

Serata emozionante quella vissuta dai cittadini che hanno partecipato all'incontro organizzato da Ederlezi e Ammazzateci Tutti. Sul palco le storie personali di Rosanna Scopelliti, Vincenzo Conticello e Frediano Manzi

Dal dolore all’impegno, è questo il titolo dato alla serata che si è tenuta giovedì all’auditorium Maggiolini di Rho dall’associazione Ammazzateci tutti Lombardia, e da Ederlezi, moderata dal giornalista di Varesenews Orlando Mastrillo. La serata ha visto protagoniste le storie di tre persone che hanno fatto del loro dolore una testimonianza militante per la legalità e contro la mafia e la ‘ndrangheta. Rosanna Scopelliti, figlia del giudice Antonino ucciso da un commando di sicari il 9 agosto 1991, Vincenzo Conticello, l’imprenditore che ha denunciato i suoi estorsori riconoscendoli in aula, e Frediano Manzi, a capo dell’associazione anti-racket "Sos racket e usura" e autore di diverse e importanti denunce che hanno portato ad inchieste scottanti.

Alla serata hanno partecipato circa un centinaio di persone, molti giovani, che hanno anche posto domande ai tre ospiti della serata. Toccante la storia personale di Rosanna che con una lucidità impressionante ha raccontato come ha superato il trauma dell’assassinio del padre a pochi giorni dall’apertura del terzo grado del maxi-processo contro Cosa Nostra: «Ancora oggi non c’è un colpevole che stia pagando per l’assassinio di mio padre – ha detto Rosanna che poi ha puntato il dito – li ha assolti lo stesso giudice che stava facendo fallire il maxi-processo per cui è stato ucciso mio padre. Chiamarlo giudice mi sembra troppo, è il signor Corrado Carnevale». Rosanna ha raccontato del superamento della vergogna e della timidezza di fronte ad essere una vittima della mafia grazie alla grande mobilitazione nata dopo l’omicidio del presidente del consiglio regionale della Calabria Francesco Fortugno, ucciso in un seggio elettorale del Pd durante le primarie dle 2005 a Locri: «Ho visto i ragazzi come me scendere in strada e urlare "Adesso ammazzateci tutti" – ha detto Rosanna senza tradire l’emozione di quei ricordi – e da lì ho cominciato a impegnarmi. Ragazzi partecipate anche voi e non lasciate che le organizzazioni criminali prendano possesso anche di queste terre».

Vincenzo Conticello è il proprietario dell’Antica Focacceria San Francesco di Palermo che, con i suoi 175 anni di vita, è uno dei locali storici di Palermo più famosi in Italia: «Prima hanno cercato di farmi terra bruciata intorno – ha detto l’imprenditore siciliano parlando dei suoi estorsori – poi sono venuti da me a dirmi che tutto si sarebbe messo a posto se avessi cominciato a pagare: mi hanno chiesto 50 mila euro per il pregresso e 500 euro al mese per non subire più furti, danneggiamenti e altri atti di intimidazione che da tempo loro stessi perpetravano nei miei confronti e alla mia clientela». Conticello ha detto no a chi è andato da lui a spiegargli come si vive a Palermo e ha subito denunciato ai Carabinieri fornendo ampia e accurata descrizione di chi gli aveva chiesto il pizzo: «Lo Stato mi è stato vicino – ha detto con sollievo Conticello –  e così dopo 5 mesi hanno arrestato tutto il clan. Grazie alla collaborazione con "Addio Pizzo" ho potuto andare in aula, durante il processo, e indicare con sicurezza chi erano i miei estorsori». Dopo il suo gesto in tanti l’hanno seguito ed era dal 1991, quando venne ucciso Libero Grassi, che nessuno denunciava coloro che chiedevano il pizzo.

Infine è toccato a Frediano Manzi raccontare la sua storia. Manzi opera tra Basso Varesotto e Alto Milanese come imprenditore e la sua associazione ha preso piede in quasi tutta Italia raccogliendo centinaia di richieste di aiuto al mese. Dopo aver scoperto il racket delle case poolari nei quartieri periferici di Milano, facendo arrestare l’intero clan dei Pesce che gestiva le occupazioni abusive dietro pagamento e riforniva di droga l’intero quartiere: «Da quell’inchiesta ho cominciato a subire una serie impressionante di intimidazioni e minacce che mi hanno portato addirittura a pensare di chiudere la mia associazione – ha detto ma poi ha rilanciato – non credo che la chiuderò, se trovo una sede al piano terra in via Padre Luigi Monti a Milano, la riapro». Proprio in quella via il clan Pesce ha costruito il suo dominio negli ultimi 30 anni. Al termine del suo intervento Manzi lancia la sua nuova sfida: «Ne vedrete delle belle  – dice – domani mattina (venerdì), presenterò un esposto alla procura di Milano nel quale è coinvolto un consigliere comunale, sempre in tema di occupazioni abusive e controllo del voto nei quartieri periferici». La serata si è conclusa con le domande del pubblico, da segnalare l’interesse suscitato nei giovani presenti .

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Pubblicato il 20 Marzo 2010
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