“Contro l’alcol in strada abbiamo usato il buonsenso”
L'assessore alla sicurezza Paolo Cazzola risponde alle critiche sull'applicazione dell'ordinanza anti-alcol: "Un terzo delle sanzioni hanno colpito cittadini italiani"
«Abbiamo sempre usato il buon senso e non abbiamo mai puntato il dito su un’etnia in particolare». L’assessore alla sicurezza Paolo Cazzola risponde alle critiche all’operato della polizia locale gallaratese, che venerdì notte aveva sanzionato sei cittadini stranieri con multe per complessivi tremila euro. «Interveniamo su segnalazione dei cittadini. Quelle persone – chiarisce Cazzola – sono state multate anche perché stavano orinando sui muri, oltre che per la violazione dell’ordinanza che vieta di bere alcol per strada». I quattro multati di via Mameli si erano scolati un’intera cassa di birra, erano visibilmente ubriachi e soprattutto stavano espletando i loro bisogni fisiologici sui muri dell’edificio del negozio da cui avevano acquistato gli alcolici. Proprio l’applicazione dell’ordinanza antialcol entrata in vigore l’estate scorsa dimostra, secondo l’assessore, che l’operato della Polizia Locale non ha mai fatto differenze “etniche”, visto che «nei mesi passati sono stati sanzionati non solo stranieri, anzi le prime sanzioni hanno colpito cittadini italianissimi». In totale i cittadini italiani rappresentano circa un terzo delle persone multate nei mesi scorsi. L’invito di Cazzola è a non fare demagogia e a prendere atto dei problemi esistenti: «Bere in strada è ben diverso che bere in un locale, dove esiste una responsabilità del gestore, che per esempio deve rifiutarsi di dare da bere a persone già ubriache». Insomma: anche se ubriachi e vandalismi colpiscono anche il centro storico e non mancano le proteste dei residenti, i locali darebbero qualche garanzia in più sul controllo dei comportamenti, visto che non sono mancate le sanzioni a danno dei locali stessi, compresa la chiusura per alcuni giorni di alcuni esercizi da parte della Polizia di Stato.
«L’amministrazione – continua l’assessore – ha sempre dimostrato equilibrio, per dirimere la questione senza puntare il dito contro un’etnia in particolare o un passaporto in particolare. Nessuno vuole vietare l’aperitivo ad alcuno, ma se non lo si vuole fare all’interno di un bar, lo si faccia in casa». Il problema riguarda però gli stranieri, che in alcuni casi vivono in case affollate e cercano spazi di aggregazione all’aperto, occupando i parchetti, ma anche i marciapiedi, come del resto fanno anche i giovani italiani, oggi come in passato. «Abbiamo sempre usato il buon senso nell’applicare le sanzioni» conclude Cazzola «Se non lo avessimo fatto, lo dico con una battuta, a quest’ora avremmo incassato tanti soldi da aprire una birreria di proprietà comunale…»
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