Si riempivano serbatoi a prezzo scontato con la carta di Agesp
Prime ammissioni da parte dei tre arrestati che avrebbero frodato 15 mila litri di benzina alla multiservizi. Deus ex-machina Angelo Paoliello che intascava 1 euro al litro spacciando la card per una normale carta di credito. Anche il padre sarebbe stato all'oscuro
Sono stati eseguiti questa mattina gli interrogatori di garanzia ai tre arrestati con l’accusa di aver frodato 15 mila litri di benzina ad Agesp servizi, l’azienda multiservizi del comune di Busto Arsizio. Il sostituto procuratore Roberta Colangelo e il gip Nicoletta Guerrero hanno potuto cominciare a ricostruire il sistema grazie alle dichiarazioni dei due principali imputati Vito e Angelo Paoliello e di Livio Valletta. Dalle loro dichiarazioni emerge che il deus ex-machina del sistema fosse proprio il figlio di Vito Paoliello, Angelo, che sarebbe riuscito a mettere nel sacco anche l’esperto padre (visti i numerosi precedenti penali che contraddistinguono la sua carriera, ndr) facendo credere a tutti che l’ormai famosa "Fuel Card" fosse una comune carta di credito personale.
Angelo avrebbe dichiarato di aver trovato la card a terra in un distributore di Busto Arsizio, inserita in una custodia che conteneva anche il pin: a questo punto il giovane ha fiutato l’affare e ha messo in piedi un vero e proprio commercio di benzina facendola pagare ai suoi amici, compreso il padre, meno del prezzo medio indicato dai distributori (lo "sconto" praticato era di circa 20 centesimi al litro) adducendo come scusa il fatto che li avrebbe recuperati con gli interessi della banca. In realtà il ragazzo intascava circa 1 euro al litro a spese di Agesp. Lo stesso padre Vito, finito in carcere insieme al figlio e all’amico Valletta, era all’oscuro del giochetto del figlio e l’unico vantaggio che aveva rispetto agli altri "clienti" del figlio era quello di poter fare benzina a credito. Il giovane Paoliello, dunque, sarebbe riuscito fino al momento dell’arresto a intascare una cifra non inferiore a 15 mila euro.
Le ammissioni dei tre sembrano chiudere il caso in breve tempo e dissolvono le ombre sui dipendenti del servizio cimiteriale di Agesp che avevano la card in dotazione per rifornire l’Apecar utilizzata per i lavori all’interno dell’area cimiteriale. Il difensore di Vito e Angelo Paoliello, l’avvocato bustocco Roberto Donetti, presenterà domani istanza di scarcerazione dei due assistiti: «Il quadro mi sembra abbastanza delineato – ha detto il legale – e non credo che ci possa essere la possibilità di reiterazione del reato. Anche se ci fosse la misura cautelare in carcere apparrebbe comunque incompatibile mentre sarebbe più idonea quella degli arresti domiciliari». In mattinata l’amministratore delegato di Agesp Paola Reguzzoni ha annunciato che la società si costituirà parte civile e chiederà il risarcimento danni.
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