Ivan convinto: “Una vittoria di squadra”

Il varesino soddisfatto: «Sapevamo di poter fare la differenza sull'ultima salita. Ora restiamo concentrati: la maglia rosa che conta è quella di Verona»

L’unione fa la forza: Ivan Basso ne è convinto e le sue parole dopo aver conquistato la maglia rosa girano quasi per intero intorno a questo concetto, con cui il varesino esalta la tattica della Liquigas-Doimo. Una rivincita vera per la squadra-faro della corsa, finita (giustamente) nel tritacarne dopo la scellerata tattica dell’Aquila.
«Dopo lo Zoncolan, questa è stata un’altra giornata bellissima – attacca Ivan – ma voglio subito sottolineare come sia stata gestita la tappa dalla mia squadra. Ognuno di noi nove aveva un compito che è stato rispettato fin da quando ci siamo messi davanti, ovvero nell’avvicinamento al primo passaggio sull’Aprica. Quando siamo rimasti in testa io e Nibali abbiamo fatto quel che era stato concordato per questa situazione: lui ha aiutato la mia classifica, io ho aiutato la sua. Era stato deciso che saremmo rimasti insieme e così è accaduto; inoltre con noi c’era un terzo corridore, Scarponi, che si è dimostrato leale e ha collaborato al 100% alla riuscita della fuga. Ne è uscita una tappa molto bella che ha premiato il nostro lavoro».
A chi gli chiede se avesse previsto di indossare il rosa fin dall’Aprica, Ivan risponde così: «I conti non li avevamo fatti: la cosa importante era dare il massimo, far funzionare la strategia studiata a tavolino e provare a recuperare più terreno possibile. Non è il primo Giro che affronto, ho imparato a calarmi nelle situazioni e so che bene che la corsa finisce solo domenica prossima: la maglia rosa che conta è quella di Verona. Ora ci aspettano una tappa durissima e una cronometro con le sue insidie: cambieremo la tattica ma dovremo mantenere la medesima attenzione».
Basso replica, pur con la consueta pacatezza, quando gli si fa notare le difficoltà avute nella discesa dal Mortirolo. «Non preoccupatevi, la notte dormo lo stesso senza problemi. Prima e dopo la discesa c’è stata la salita, e domani sarà la stessa cosa. Inoltre l’esperienza mi dice che per fare una discesa a tutta velocità spesso si spendono un sacco di energie. Noi inoltre avevamo previsto che la corsa si potesse decidere sull’ultimo tratto verso l’Aprica e abbiamo preferito concentrarci per fare il forcing in quei chilometri».
Dopo il grazie ai compagni (e in particolare naturalmente a Nibali), Basso ha dedicato un pensiero anche ai tifosi: «Con me sono sempre stati grandi e mi stanno sostenendo in ogni tappa: da Amsterdam al Piemonte, dal Sud al Nord Italia. Con questa maglia voglio provare a ridare loro le stesse emozioni che danno a me; vincere è bellissimo ma anche quando ciò non è accaduto sono stato circondato da affetto. È accaduto anche a Montalcino, il momento più difficile del mio Giro fino a qui, quando lo sterrato mi ha messo seriamente a disagio: direi che la mountain bike proprio non può fare per me».
L’ultimo pensiero, prima di affrontare il trasferimento verso la partenza di Bormio, è per il rivale più vicino in classifica. «Sia chiara una cosa: non abbiamo mai sottovalutato David Arroyo e non lo faremo ora. Lui è un ottimo corridore, ha buoni compagni di squadra e corre per una formazione abituata a fare bene e anche a vincere i grandi giri. Inoltre la maglia rosa sulle spalle dà stimoli aggiuntivi importanti, quindi sappiamo di doverlo tenere d’occhio. Ripeto: sul Gavia sarà durissima e quindi da parte nostra sarà fondamentale mantenere quella grande attenzione tenuta per tutto il Giro».

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Pubblicato il 28 Maggio 2010
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