Famiglia sfrattata: dormono da giorni al Pratone

Madre, padre e quattro figli di origini albanesi, vivono in paese da dieci anni. L'uomo ha perso prima il lavoro e poi la casa e ora sono tutti all'addiaccio

Il parco Pratone, a Venegono SuperioreOrmai sono tre notti che dormono al Pratone, il parco simbolo di Venegono Superiore.

Esmeralda, suo marito e i suoi 4 figli  sono stati definitivamente sfrattati lunedì mattina, e da allora si sono arrangiati con materassi in macchina e la disponibilità di amici.
La famiglia di Esmeralda, albanese di origine greca, vive da dieci anni a Venegono Superiore: «Più precisamente, nella stessa casa in cui abbiamo abitato fino a lunedì scorso» spiega la donna.
È una famiglia nota in paese, a cui in molti vogliono bene: il marito, prima operaio in una azienda privata, da tre anni lavorava presso una cooperativa nella gestione rifiuti del comune. I figli, due bimbe di 8 anni e 5 e mezzo e due ragazzi di quindici e diciassette anni e mezzo, vanno tutti a scuola: il più grande studia allo scientifico di Tradate e  il quindicenne al turistico, ed è una piccola promessa del calcio.
 
«Il problema è cominciato l’ultimo anno: la ditta ha cominciato ad avere difficoltà nei pagamenti e noi, con una famiglia numerosa, eravamo già in difficoltà. Quando la ditta non ha più lavorato con il comune e mio marito è rimasto definitivamente a casa, è precipitato tutto». Qualche tempo dopo la gestione dei rifiuti del comune è passata ad un’altra ditta,  ma l’uomo non è stato riassunto. Nel frattempo lo sfratto diventava esecutivo. «E così ci siamo ritrovati fuori. Per l’amore del cielo, non ha fatto niente di male il proprietario: è un privato, e noi non potevamo più pagarlo. Ora però nessuno ci dà una casa in affitto senza un contratto di lavoro in tasca e con uno sfratto esecutivo».
 
E’ la mancanza di lavoro, in questo momento di crisi, a mandare in tilt un menage familiare che scorreva placido, nella cittadina, da tanti anni. «Quando ho segnalato la mia situazione in Comune, hanno detto: “ci dispiace”; ci hanno detto di avere pazienza qualche ora e farsi ospitare una notte, ma è da tre giorni che siamo fuori e noi siamo davvero preoccupati».
 
Per il momento, gli aiuti al Pratone arrivano dagli amici: hanno organizzato pranzi e cene, e tengono compagnia alla famiglia costretta fuori casa. «Ammetto di avere fatto brutti pensieri, nei giorni scorsi, perché mai ci saremmo immaginati di trovarci in questa condizione. Ho anche scritto una lettera d’addio. Me l’ha stracciata mio figlio, dicendo se ero matta».
Dopo i brutti pensieri però è arrivato l’orgoglio. Il coraggio di parlare di questa situazione incresciosa l’ha avuto, infatti, proprio la mamma: «Mio marito non vorrebbe. I miei figli invece si vergognano, hanno paura di essere riconosciuti. Ma io gli dico che non è colpa loro, che non è una vergogna. Ora però abbiamo proprio bisogno d’aiuto».

Alcune precisazioni della cooperativa citata nell’articolo

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Pubblicato il 03 Giugno 2010
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