“Negare il diritto al culto è razzismo”

La consigliera comunale Cinzia Colombo ricorda che la legge stabilisce nuovi luoghi di culto dove si costruiscono nuovi insediamenti. E attacca: "Musulmani discriminati, pagano le tasse come gli altri"

«Se la città cresce, servono anche nuovi luoghi di culto». Lo prevede la stessa legge regionale che regola lo sviluppo del territorio. È la denuncia della consigliera della Sinistra Cinzia Colombo sul caso della scomparsa delle aree per luoghi di culto.  «La legge regionale 12/2005 – spiega la Colombo – parla chiaro all’articolo 72, comma 2: “Qualunque sia la dotazione di attrezzature religiose esistenti, nelle aree in cui siano previsti nuovi insediamenti residenziali, il piano dei servizi, e relative varianti, assicura nuove aree per attrezzature religiose, tenendo conto delle esigenze rappresentate dagli enti delle confessioni religiose di cui all’articolo 70”. Forse si è cambiato idea sui 400.000 mc di nuove costruzioni per 2652 nuovi abitanti?», conclude la Colombo. Tra l’altro la  legge regionale stabilisce anche che “le nuove aree per attrezzature religiose” siano “preferibilmente localizzate in continuità con quelle esistenti”: esattamente la situazione che esisteva fino ad oggi nel vecchio PRG, con (l’unica) area per nuovi insediamenti religiosi collocata accanto a quella dove sorgono le chiese evangelica e dei Testimoni di Geova.  
 
«L’assessore all’urbanistica – prosegue la Colombo – si arrampica sugli specchi: dice che la tematica si affronterà a livello sovracomunale (ma ancora naturalmente nessun passo è stato fatto in questa direzione), che si è tolta l’aria destinata a culto per fare spazio a case popolari di cui c’è grande bisogno e proprio non c’è altro spazio disponibile! Così si cerca ancora di non dare risposta alla legittima richiesta della comunità mussulmana di avere la possibilità di avere (a proprie spese, mai hanno chiesto contributi pubblici, checché ne dicano taluni malinformati o in cattiva fede) un luogo dove trovarsi a pregare» Un atteggiamento dell’amministrazione che la Colombo bolla come «razzismo», ricordando che in ogni altra occasione non si guarda alla fede dei cittadini: «quando l’Amministrazione aumenta lo stipendio del Sindaco, del suo Vice, degli Assessori, perché il numero dei residenti a Gallarate supera le 50mila unità, non si domanda quale religione tali residenti professano. Quando si approva il bilancio, non fanno capitolo a parte le tasse pagate dai residenti di religione mussulmana. Finché dunque i residenti gallaratesi di religione mussulmana sono numeri utili agli interessi (economici e non solo) dell’Amministrazione, quei residenti contano. Ma quando quei numeri si concretizzano in persone in carne e ossa, portatori di bisogni e di diritti, allora cessano di contare. Quando quelle persone chiedono di potere pregare e di potersi riunire, chiedono che un diritto sancito dalla Costituzione venga rispettato, allora si comincia a differenziare fra chi é gallaratese e chi no e soprattutto fra chi ha radici cristiane e chi è mussulmano (con buona pace della realtà cattolica gallaratese che con coraggio ci ha dato un esempio concreto di dialogo e rispetto)».

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Pubblicato il 07 Luglio 2010
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