I lavoratori del commercio hanno più diritti di quelli che conoscono
Maternità, buono libri, ammortizzatori sociali "informali". Se ne è parlato al convegno alle Ville Ponti dell'ente bilaterale del commercio e del turismo sul welfare
Alessandro Sanhueza negli anni Settanta è stato un perseguitato politico nel Cile di Augusto Pinochet e quindi sa bene quanto conta la comunicazione per l’affermazione dei diritti. Oggi è il presidente dell’ente bilaterale della provincia di Varese del settore commercio e servizi.e la sua “missione” è diffondere la consapevolezza tra i lavoratori del settore dei propri diritti. «L’ente bilaterale – spiega Sanhueza – ha il compito di porsi a metà tra i lavoratori e le parti sociali, associazioni sindacali e datoriali. In questo rapporto la comunicazione diventa fondamentale per conoscere alcuni diritti che i lavoratori del commercio hanno ma non sanno di avere. Ad esempio il contributo per i libri dei figli, piuttosto che la maternità. Le risorse ci sono e vengono versate da lavoratori e imprese».
Solo nel 2009 sono state messe in campo a sostegno della mutualità per i dipendenti e le aziende del terziario risorse per 560 mila euro. In particolare 220 mila euro.per la mutualità (lavoratori e aziende) 50mila euro per la formazione imprenditori, 10 mila euro per la formazione dei lavoratori, 100mila euro per ricerche, 10 mila euro per gli eventi straordinari aziende, 70 mila euro per i Centri servizi al lavoro, 25.100 euro per i progetti con le scuole, 14.464 euro per la formazione rappresentanti lavoratori per la sicurezza, 60 mila euro alle aziende che hanno che hanno optato per il rappresentante per la sicurezza territoriale.
Le ragioni di questa mancata conoscenza, secondo Sanhueza parla di impigrimento. «Il nostro compito è stimolare le piccole e medie imprese all’utilizzo di questi strumenti che tra l’altro applicano il contratto collettivo di lavoro».
L’obbiettivo al centro del convegno che si è tenuto nella sala Napoleonica alle Ville Ponti e dedicato al tema del welfare, è proprio quello di«creare una rete che comprenda anche i consulenti del lavoro, in quanto ponte di collegamento con le aziende» dice Lino Gallina, coordinatore degli enti bilaterali per Ascom.
«Occorre abbattere l’analfabetismo dei diritti – spiega Alfonso Carollo, presidente dell’ordine dei consulenti del lavoro -. Ci sono aziende che non applicano il contratto collettivo di categoria e questo non facilita. Noi dobbiamo divulgare il più possibile l’esistenza di certe opportunità».
Gli enti bilaterali durante la crisi hanno svolto un ruolo importante. In alcuni casi hanno funzionato come un ammortizzatore sociale informale. «C’era un’azienda del terziario travolta dalla crisi e dall’abbandono di Alitalia- conclude Sanhueza –. Ebbene, l’ente bilaterale garantì le retribuzioni per tre mesi in attesa di trovare una società che subentrasse nel rapporto con i lavoratori. L’operazione andò a buon fine».
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