Ma la politica non è per forza una roba sporca

Il dialogo tra partiti e società è sempre "strumentalizzazione"? Forse no, ma bisogna volare alto, oltre le polemiche

I giovani del Pd invitano i ragazzi del Falcone e la serata scatena lo scontro politico, con le accuse dei giovani del PdL, che denunciano la “strumentalizzazione” della vicenda. È curioso che ogni volta che società e politica si accostano (dinamica che tutti a parole auspicano), si gridi subito alla “strumentalizzazione”. Indubbiamente il rischio di allontanarsi dai fatti concreti esiste. Però chi ha seguito in questi giorni le proteste sa che le rivendicazioni dei ragazzi dell’Ipc sono esclusivamente di natura – per così dire – sindacale. La coscienza politica non c’entra nulla, chi parla della scuola d’oggi avendo vissuto la scuola di quindici fa (se non quarant’anni) fa, poco può capire dei ragazzi del 2010.

Anche i movimenti giovanili dei partiti dovrebbero fare lo sforzo autentico di capire la realtà che esiste. Avvicinare i ragazzi delle scuole per farsi traduttori tra loro, che spesso sono diffidenti verso la politica, e la politica stessa, a partire dal livello locale. Il rischio, invece, è che si cerchi lo scontro e che si riproduca il teatrino delle dichiarazioni contrapposte, come quelle dei talk show. È successo così ieri nell’animato scambio di battute, successe così qualche mese fa, quando la Giovane Italia del PdL si presentò per la prima volta a Gallarate con un semplice volantinaggio. E gli altri movimenti giovanile (GD e Giovani Padani), anziché salutare la comparsa di una “controparte”, si scagliarono in critiche al limite dell’irrisione.

Invece che gridare alle strumentalizzazioni e alle polemiche, si potrebbe fare politica in modo diverso rispetto a quanto fanno "i grandi": perchè la politica non è per forza una cosa sporca, da tenere separata dalla società per evitare le "strumentalizzazioni". E tenersi lontani dalla semplice polemica non vuol dire affatto annullare le differenze, fare proposte scialbe e tecnicistiche. Vero piuttosto il contrario, aiuta a capire come si incarnano i valori. L’ha riassunto bene il “vecchio” Roberto Caielli, durante la serata di Gallarate: anziché parlare solo di collocazione della scuola e riscaldamento che non funziona, ha ricordato il ruolo della cultura e della scuola come scelta, da sostenere e spiegare «Un tempo frequentavo i compagni della Vetreria di Sesto. Loro dicevano: si può avere una buca su una strada, se in cambio abbiamo una scuola più bella o una biblioteca più ricca».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 26 novembre 2010
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