Attentato alla Lega, la polvere sequestrata era esplosiva
Nuova perizia sul materiale trovato a casa di Marco Previati. La procura fa ricorso in cassazione e contesta duramente le censure del gip sul suo operato
La polvere nera sequestrata a Marco Previati, il ragazzo di Gemonio finto in carcere a Capodanno, era esplodente. Il giovane era stato scarcerato perché il giudice Giuseppe Battarino aveva ritenuto illegittimo l’arresto ma la procura torna all’attacco e conferma la sua tesi con una nuova perizia tecnica che dà ragione a chi ritiene che il ragazzo avesse in casa materiale idoneo a compiere un attentato.
Lo ha confermato l’accertamento tecnico effettuato dal gabinetto nazionale della polizia scientifica. Il materiale è carbone, zolfo e salnitro.
«La polizia scientifica – si legge nel ricorso firmato dai magistrati Sara Arduini e Maurizio Grigo – smentisce la precisazione fatta dall’arrestato al gip, perché ha effettuato anche un test di combustione e la polvere è risultata assolutamente efficiente. Ovviamente sulle capacità offensiva precisa che tutto dipende dalla quantità di quella polvere utilizzata nel costruire un ordigno, con quali involucri ed innesti. Accerta che il peso netto è di circa 50 grammi e a tal fine merita ricordare che i famigerati petardi natalizi, capaci di fare danni enormi come le cronache insegnano, ne contengono una quantità di gran lunga inferiore. E’ legittimo ribadire – continua il ricorso – che la contestazione mossa all’arrestato di aver fabbricato e detenuto polvere da sparo in una quantità significativa è pienamente confermata. Se anche così non fosse stato il Gip, in sede di valutazione ex ante dell’operato della polizia giudiziaria, avrebbe dovuto seguire bel altri e morigerati parametri».
I pm non vogliono tuttavia un nuovo arresto di Previati, ma semplicemente che venga riconosciuta la legittimità dell’arresto in flagranza operato il 29 dicembre. E contestano al gip Battarino di aver travalicato le sue competenze, e di aver dato un giudizio di merito e non una valutazione sulla ragionevolezza dell’azione della polizia giudiziaria. La cassazione darà una risposta entro 30 giorni.
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