Castelli, l’anti-Bossi che vuole combattere il sistema
Il candidato del Fronte Indipendentista Lombardia è un imprenditore che chiede l'abolizione delle municipalizzate, la fine dei doppi incarichi e la tassazione diretta a favore del comune
Egidio Castelli, 64 anni, imprenditore, amministratore di una ditta nel settore tubazioni, è il candidato sindaco del «Fronte indipendentista Lombardia» a Varese. «Non accettiamo la deriva della Lega – spiega il candidato, iscritto al carroccio fino al 1998 – il Fronte rappresenta l’ultima speranza perché non accettiamo poltrone come loro, che sono nei consigli di amministrazione dappertutto, e lavoriamo davvero per cambiare il sistema».
La storia di questo partito è relativamente giovane. Nato da leghisti fuoriusciti dal partito di Bossi, ha sostenuto in questi anni la necessità di una zona franca doganale e lo statuto speciale per la provincia di Varese. Oggi rimane solo la prima proposta, ma intanto il Fronte porta anche le cicatrici dell’abbandono del suo leader locale, Max Ferrari, rientrato nella Lega. «Mi ha detto che stava trattando con Giorgetti il ritorno al carroccio – attacca Castelli senza pietà – secondo me aveva bisogno di un lavoro, comunque anche noi gli davamo un rimborso spese…».
La polemica con gli ex amici é tagliente, vibrante, senza tregua. Castelli è un fiume di parole e dice che senza una rivoluzione fiscale la crisi ci spazzerà via: «Non accetto che tutto quello che ho costruito venga spazzato via da una tassazione ingiusta», spiega echeggiando il Bossi dei primi anni. I manifesti elettorali recitano lo slogan «Lega fòra di ball». E Infatti: «Hanno fatto un accordo indecente con Berlusconi – sostiene – prima lo chiamavamo mafioso e poi hanno fatto i suoi scendiletto».
Il progetto del Fronte oggi prevede uno stato confederale. Per il comune di Varese invece si parla di scioglimento delle società municipalizzate: «Servono solo per dare poltrone – sostiene Castelli – sono competenze che possono essere tenute a gestione diretta dalle amministrazioni». Il Pgt va rifatto e ordinato meglio: «Bisogna dire no a tutte le nuove costruzioni, e accettare solo le ristrutturazioni». Il Pgt inoltre deve essere fatto pagare alle banche: «I soldi li devono mettere loro, ne hanno tanti e poi ci guadagnano quando la gente fa i mutui». La provincia va abolita: «Tutte le competenze vanno passate in capo ai comuni». Il 30% dell’irpef deve esser versato direttamente alla tesoreria comunale. Il sindaco di Varese deve partecipare alla scelta del prefetto. Un organo comunale dovrà controllare gli effetti dell’immigrazione. E ancora: blocco delle assunzioni in comune e maggiore mobilità, parcheggio gratis entro la prima ora, riscossione diretta delle multe dalla tesoreria comunale, incompatibilità tra la carica di consigliere o assessore e quella di membro di consigli o fondazioni. E inoltre il rifiuto di applicare le normative regionali fino a quando la magistratura non si pronuncerà sulla regolarità dell’elezione di Formigoni. Infine: referendum come in Svizzera per le grandi decisioni e abolizione della regio insubrica (inutile carrozone).
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