Favori ai clan mafiosi, arrestati un uomo e l’amante
Il 37enne si trovava in un vero e proprio stato di soggezione ai criminali arrestati nelle operazioni “Fire Off” e “Tetragona”. Fondamentale la testimonianze della moglie
Macchine, pranzi e cene gratis, oltre a soldi contanti. Si trovava in un vero e proprio stato di “soggezione” ai criminali Rosario Vizzini e Fabio Nicastro, S.G. pregiudicato di anni 37. L’uomo è stato arrestato lunedì scorso insieme a M.M., pregiudicata di 34 anni, dalla Squadra Mobile di Varese, in collaborazione con il Commissariato P.S. di Busto Arsizio. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal GIP del Tribunale di Milano. I due arrestasti sono accusati di aver favorito con i loro comportamenti il gruppo criminale mafioso recentemente disarticolato da due operazioni della Polizia di Stato, denominate “Fire Off” e “Tetragona”.
Le indagini avevano permesso di accertare una serie di estorsioni ai danni di imprenditori del circondario di Busto Arsizio. In particolare, avevano fatto luce sullo stato di soggezione in cui versava S.G. rispetto ai due criminali: era costretto a garantire l’uso di proprie autovetture e l’accesso gratuito al ristorante per pranzi e cene, ma anche a fornire interi blocchetti di buoni pasto e somme in denaro contante. Ma ad un cento punto, la moglie dell’uomo, giunta al limite della sopportazione, è stata interrogata dalla Squadra Mobile e ha deciso di raccontare tutto.
Il marito, tuttavia, con la complicità di M.M., con la quale aveva una relazione sentimentale, ha iniziato un’opera di delegittimazione ed intimidazione della moglie. L’obiettivo dell’uomo era evitare che la moglie confermasse le sue dichiarazioni e, anzi, ritrattasse quanto riferito alla Squadra Mobile, fingendo fraintendimenti. La moglie, inoltre, è stata indotta a procurarsi una certificazione medica attestante un suo falso stato di labilità psicologica in modo da rendersi del tutto inattendibile agli occhi degli inquirenti e depotenziare la portata accusatoria delle precedenti dichiarazioni.
S. G., inoltre, ha avvertito immediatamente Vizzini ed altri indagati delle indagini in corso ad opera della Squadra Mobile. Nel corso di un interrogatorio dinanzi alla DDA di Milano sulla vicenda che lo vedeva vittima di estorsioni, ha reso anche dichiarazioni palesemente false e in netto contrasto con gli incontrovertibili elementi raccolti. Successivamente ha utilizzato M.M. per inviare messaggi ed informazioni ai criminali, anche sull’esito dell’interrogatorio.
Nel corso della perquisizione eseguita in casa della donna, la Squadra Mobile ha rinvenuto e sequestrato un’arma di fabbricazione artigianale. Il padre della 34enne, M.G di anni 47, si è assunto la responsabilità dell’arma ed è stato arrestato per detenzione di arma clandestina ed portato nel presso il carcere di San Vittore a Milano. S.G. si trova invece nella Casa circondariale di Opera ed M.M. nell’istituto di Vigevano.
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