Fondazione Circolo della Bontà, ciak si parte
Scrive Gianni Spartà, il presidente del nuovo comitato che punta ad aiutare gli ospedali della città: «Cerchiamo donatori di cuore»
Un comitato civico che mi onoro di presiedere e nel quale siedono personaggi significativi della storia della città e dell’ospedale si è dato un anno di tempo per tenere a battesimo una Fondazione a sostegno dello sviluppo degli ospedali di Varese, quindi dell’azienda nella sua complessità.
Aver potuto parlare di questo progetto nella cerimonia di intitolazione a Giovanni Valcavi di un reparto strategico del Circolo, il Punto prelievi, è stata circostanza felice perché il personaggio rappresenta il paradigma di quello che vogliamo fare. I motivi sono presto detti: Valcavi ha amato Varese e le sue istituzioni, si è speso e ha dato molto a questo ospedale di cui fu presidente e se fosse ancora vivo sarebbe dei nostri in questa missione. Vi si butterebbe a testa bassa com’era nelle sue abitudini. Lo conoscevo bene, averlo seguito da cronista nella sue battaglie mi ha aiutato a capire un’epoca.
Vogliamo chiamare “Circolo della Bontà” questa Fondazione perché ce lo ha suggerito Gavino Sanna, un grande della comunicazione decidendo di aiutarci in assoluta gratuità e perché in questo brand c’è l’elogio buonista di un sentimento svalutato, la bontà, in un mondo che spesso premia la cattiveria, il cinismo.
Bontà è sinonimo di solidarietà, di partecipazione, di sussidiarietà. Ma chiamarla bontà senza giri di parole ci sembra immediato, comprensibile a tutti.
C’erano una volta le grandi famiglie che hanno costruito i nostri ospedali a Varese, a Luino, a Cittiglio. Se leggete sui frontespizi degli antichi padiglioni del Circolo scorgerete nomi amati, Cattaneo, Dansi, Macchi Zonda, Bassani. Sono cambiati i tempi, ma c’è ancora, ne siamo convinti una città, alla quale da una posizione terza dobbiamo trasmettere questo messaggio: la sanità è un bene pubblico, la manteniamo con le tasse, ma se la vogliamo migliore, più attrezzata soprattutto sul piano delle risorse umane e della loro formazione, occorre che il privato torni a occuparsi di lei, ad aiutarla.
Pensiamo a un patrimonio disponibile da far fruttare, (abbiamo avuto il lascito di un appartamento da una benefattrice e il Cral del Circolo ci ha donato 25mila euro), pensiamo all’impiego di questi frutti per i problemi che la sanità pubblica fatica ad affrontare. Ma pensiamo anche a persone che, entrando nella fondazione come consiglieri, ci aiutino a riportare le città nei suoi ospedali, a ricostruire un ponte tra le une e gli altri. Siamo in cammino, per dirla con Sanna: cerchiamo donatori di cuore per aiutare Varese. E siccome si tratta di salute, per aiutare noi stessi.
Gianni Spartà
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