La Cgil attacca: “Vergognosa la tassa sulle rimesse degli immigrati”
Il sindacato critica duramente la nuova tassa della manovra finanziaria e parla della situazione dei 251 richiedenti asilo per ora “alloggiati” nella provincia di Varese
«Non si può accettare una tassa di questo tipo: gli immigrati pagano già le tasse sul reddito e leaziende che si occupano della spedizione dei soldi. Ci manca pure che tolgano loro un altro 3
per cento di quello che mandano in patria». Non utilizza mezze misure Oriella Riccardi, segretaria Cgil di Varese. Dopo la grande manifestazione che ha riempito il centro di Varese, il sindacato ribadisce la sua assoluta contrarietà alla manovra finanziaria. Ma parla anche della condizione dei profughi richiedenti asilo. E su questo punto la posizione del sindacato è molto chiara: «Vogliamo un progetto provinciale per decidere delle linee guida da seguire nella gestione dei profughi». La prefettura, infatti, si assicura "soltanto" del vitto e dell’alloggio. «Il vero problema – spiega Oriella Riccardi – è dare un futuro a queste persone e integrarle nel tessuto lavorativo della società». «La condizione dei 251 richiedenti asilo presenti nella provincia di Varese è difficilmente modificabile – spiega Amani Jacques, responsabile del cordinamento immigrati di Cgil -: se un profugo riceve assistenza non può anche lavorare. Lo dice la legge. Solo il prefetto ha i poteri necessari per proporre una deroga alla legge che non permette ai profughi di ricevere assistenza e nel frattempo anche di lavorare». Ma i richiedenti asilo di Varese ora corrono un
rischio ancora più grave: «Non tutti i profughi presenti nel territorio della provincia hanno i requisiti per essere riconosciuti come rifugiati politici. Nel caso in cui la Commissione nazionale per il diritto di asilo – spiega Amani (foto a destra) – negasse lo status richiesto, il profugo sarebbe costretto a rimpatriare nel suo paese d’origine anche se venuto in Italia dalla Libia».
Su questo fronte si sta muovendo anche Thierry Dieng che ora sta aspettando dalla prefettura il titolo di “responsabile progetto profughi”: «La prefettura dovrebbe ampliare il suo raggio d’azione nella gestione dei profughi per assicurare un migliore trattamento. È vero che le associazioni caritatevoli stanno facendo tanto per loro, così come gli alberghi, ma penso che si debba aumentare l’attenzione e il controllo dello stato. I miei amici – conclude il futuro responsabile progetto profughi – hanno bisogno di una mano e di sentirsi accolti in un paese che non hanno scelto come destinazione turistica».
rischio ancora più grave: «Non tutti i profughi presenti nel territorio della provincia hanno i requisiti per essere riconosciuti come rifugiati politici. Nel caso in cui la Commissione nazionale per il diritto di asilo – spiega Amani (foto a destra) – negasse lo status richiesto, il profugo sarebbe costretto a rimpatriare nel suo paese d’origine anche se venuto in Italia dalla Libia». Su questo fronte si sta muovendo anche Thierry Dieng che ora sta aspettando dalla prefettura il titolo di “responsabile progetto profughi”: «La prefettura dovrebbe ampliare il suo raggio d’azione nella gestione dei profughi per assicurare un migliore trattamento. È vero che le associazioni caritatevoli stanno facendo tanto per loro, così come gli alberghi, ma penso che si debba aumentare l’attenzione e il controllo dello stato. I miei amici – conclude il futuro responsabile progetto profughi – hanno bisogno di una mano e di sentirsi accolti in un paese che non hanno scelto come destinazione turistica».
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