In un libro i discorsi di Gianfranco Miglio
Il volume sarà presentato a Palazzo Giustiniani dal professore dell'Insubria Claudio Bonvecchio. Tra gli ospiti dell'incontro anche Renato Schifani e Umberto Bossi

Nel decennale della morte del professor Miglio, avvenuta il 10 agosto del 2001, il volume – pubblicato nella collana del Senato e pubblicato dalla casa editrice Il Mulino di Bologna – raccoglie i discorsi pronunciati da Gianfranco Miglio sia in Senato che in Commissione durante la sua carriera parlamentare, a partire dal 1992, quando entrò, eletto nelle fila della Lega Nord, al Senato della Repubblica.
Nella sua introduzione al volume, il professor Bonvecchio parte dalla citazione di un articolo pubblicato dal Corriere della Sera, l’1 novembre del 1992, a firma di Gian Antonio Stella, dal titolo “Miglio: macché Andreotti, Belzebù sun mi”. Nell’incipit titolata «“Il mefistofelico” Miglio», il professor Bonvecchio traccia un ricordo del senatore: «… la stessa fisicità del Professür (come veniva scherzosamente chiamato Miglio, per le sue origini ultra-lombarde) favoriva, in chiave satirica, questo accostamento. La calvizie, il viso segnato, le sopracciglia aggrottate, il sorriso ironico, la battuta caustica, la vis polemica, lo sterminato sapere unito, ad un non certo nascosto disprezzo per la politica: tutto andava nella direzione di tratteggiare un personaggio fuori dal comune. Un personaggio che si prestava, effettivamente, ad essere visto come una sorta di creatura al limite del demoniaco. Tenuto anche conto dell’aplomb compassato e un poco noioso che, per lo più, connotava i parlamentari della Prima Repubblica.
Così, frequentemente il nome di Gianfranco Miglio è stato associato – a torto o a ragione – a quello di Mefistofele».
Dai Discorsi si evince tutto il pensiero del Professore: sulla Politica, sulla crisi dello Stato moderno, su “lo stacco tra paese reale e paese politico”, la necessaria modifica della Costituzione italiana e soprattutto sul tema a lui caro del Federalismo, il cui impegno è dimostrato dalla partecipazione del senatore a diverse commissioni parlamentari.
Di Gianfranco Miglio, Bonvecchio non analizza solo i contenuti, ma anche lo stile e il linguaggio dei discorsi, ne sottolinea la “pacatezza”, nonostante la notoria “vis polemica” e lo “humor caustico”, l’atteggiamento rispettoso verso “le Camere rappresentative, per il principio stesso della rappresentanza e per la dignità che deve connotare gli eletti del popolo”.
Il professor Bonvecchio ricostruisce l’esperienza in Senato del professor Miglio così: “Miglio rimarrà nel Senato della Repubblica dal 16 aprile 1992 al 29 maggio 2001, rispettivamente nella XI, XII e XIII Legislatura. Durante la XI Legislatura (23 aprile 1992-14 aprile 1994), Miglio – iscritto al Gruppo Lega Nord – sarà Membro della 1a Commissione permanente (Affari Costituzionali), Membro sostituto del Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa e Membro della Commissione parlamentare per le Riforme istituzionali dal 3 maggio 1992 sino alla fine della Legislatura. Nella XII Legislatura (15 aprile 1994-8 maggio 1996) sarà nel Gruppo Lega Nord dal 18 aprile 1994 al 16 maggio 1994 per poi entrare – a causa dei suoi dissapori con la Lega e con Bossi – nel Gruppo Misto dal 16 maggio 1994 all’8 maggio 1996. Parteciperà, come Membro, alla 11° Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale) e alla Commissione parlamentare per le questioni regionali. Nella XIII Legislatura (dal 9 maggio 1996 al 29 maggio 2001) sarà nel Gruppo Misto e come Membro parteciperà – fatta salva una breve interruzione – ai lavori de1a Commissione permanente (Affari Costituzionali) dal 30 maggio 1996 al 21 luglio 1998 e dal 22 luglio 1998 al 29 maggio 2001”.
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