Quando lo stalking comincia da un mazzo di rose
E' stata una importante giornata di riflessione e di testimonianza quella organizzata dal coordinamento donne Cgil-Cisl-Uil e Spi-Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil nella sala conferenze del teatro Apollonio
E’ stata una importante giornata di riflessione quella organizzata dal coordinamento donne Cgil-Cisl-Uil di Varese e il coordinamento donne Spi-Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil nella sala conferenze del teatro Apollonio di Varese in occasione della giornata contro la violenza alle donne, fissata per il 25 novembre.
Un incontro nato per iniziare a far dialogare le associazioni che si dedicano da tempo alla questione, una prima occasione per mettere in comune esperienze concrete, quotidiane che avvengono nella florida Varese. A partecipare infatti le principali associazioni a sostegno delle donne: Eos, Filo Rosa Auser, Cooperativa Lotta contro l’Emarginazione, Mares, Centro Icore di Gorla Maggiore, "amico Fragile" e "tutela della persona".
Una giornata che ha insegnato come lo stalking possa cominciare prima di lasciarsi: «E’ capitato: se uno chiama 11 volte al giorno mentre lavoro per dire a una che la ama, sta compromettendo il suo lavoro. Se uno per conquistarmi mi manda un mazzo di rose tutti i giorni a casa, diventa un’ossessione» segnala Camilla Zanzi, rappresentante al convegno dell’associazione Eos, la più "antica" associazione varesina che si occupa di violenza sulle donne.
E che ha insegnato anche come i pregiudizi nei confronti degli stranieri siano smentiti puntualmente dalla realtà: «Il 50 per cento delle extracomunitarie che si sono rivolte alla nostra associazione sono state maltrattate da un italiano» ha precisato Anna Maria Tagliaretti, dell’associazione Filo Rosa Auser. O anche come tra i soggetti maltrattanti ci siano, a pieno titolo, anche le suocere: «Noi ne abbiamo cinque» ha concluso Tagliaretti.
Tra i relatori, anche le responsabili della Cooperativa lotta contro l’emarginazione e Mares, realtà che si occupano di disagio e vittime della tratta: quest’ultima "in forze" in una zona delicata del varesotto, quella di Pianbosco. «Il nostro gruppo è un’unità di strada costituita da soli volontari, che offre assistenza alle ragazze vittime della tratta a scopo di sfruttamento sessuale – spiega Chiara Frangi, rappresentante di Mares – Le ragazze che popolano le strade di Pianbosco, anche nel territorio di Tradate, o le statali tra Varese e Como, non sono infatti lì di propria iniziativa. Sono vittime di un racket che le obbliga a vendere il proprio corpo sulle nostre strade con botte e minacce a loro e alle loro famiglie. Noi vogliamo essere una mano tesa della società civile a queste donne». Da oggi in poi, tutte un po’ più unite in uno sforzo comune: quello di dare risposta a un dramma troppo spesso sottovalutato.
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