Pesaro vince senza tiro pesante
Un solo canestro da tre punti per la Scavolini che sbaglia diversi liberi ma non quelli decisivi. Amaro Recalcati: «Troppo squilibrio nei falli fischiati»
LA CHIAVE – Al termine di una partita simile viene da dire che ha vinto la squadra capace di trovare qualche risorsa in più dell’altra. E la cosa è due volte fastidiosa per Varese perché, oltre a lasciare a Pesaro i due punti, viene anche infilata sul proprio terreno, quello cioé della "varietà di soluzioni" data a Recalcati da una rosa più lunga dei rivali. Invece, salvo poche eccezioni, la Cimberio non trova risposte quando la palla scotta mentre la Scavolini, pur con tanti limiti, nel momento del bisogno ottiene i classici "mattoncini" da più giocatori.
LA STATISTICA – C’è un mare di numeri curiosi dopo la gara dell’Adriatic Arena. Di certo Pesaro non ha vinto per le triple (1 su 11), forse non ha vinto per la percentuale ai liberi (69,4%), di certo ha aiutato tirare 36 volte dalla lunetta contro i soli 10 personali concessi a Varese. Che però dalla sua ha 21 palle perse su cui piangere e una valutazione complessiva che non lascia scampo: 44 a 84 a favore dei marchigiani.
LE PAROLE – «Togliamo pure i nostri falli sistematici nel finali, commessi apposta, ma la differenza con quelli di Pesaro rimane tanta. È un dato oggettivo e nel momento decisivo non ho potuto fare le scelte che desideravo». Coach Carlo Recalcati, pur con tatto, spiega anche con lo squilibrio nelle penalità (32 a 19, tre varesini fuori prima del limite) il risultato finale della partita di Pesaro. Il tecnico però fa anche autocritica: «La Scavolini è stata brava, noi invece non siamo esenti da colpe, abbiamo fatto anche parecchi errori».
MVP – Forse – anzi, probabilmente – Daniel HACKETT non sarà mai quel crack che qualcuno prospettava in passato ma di sicuro l’italoamericano nell’ultimo anno ha fatto passi avanti importanti per la sua maturazione. A Pesaro sarebbe il quarto attaccante e invece contro la Cimberio fa la prima punta (certo, agevolato dalla difesa di Hurtt e soci) e a più riprese dà ai suoi il segnale della riscossa. Peccato non assegnare questa palma a Stipcevic, il più classico dei losing effort per dirla con gli americani: 21 punti e 37 minuti a sfiancarsi per restare con un pugno di mosche.
PAGELLIAMO – Hurtt 4 (Praterie per Hackett, -4 di valutazione); Stipcevic 7,5 (Non ci fosse, Varese segnerebbe 20 punti); Rannikko 6 (Niente di eccezionale, ma è un presenza); Talts 6,5 (Stavolta si salva, a differenza degli altri); Diawara 4,5 (Riempie il tabellino di una sola cosa: i falli); Reati 5,5 (Tiene il campo, ma non segna); Garri 5 (Solo 6′, con quel che costa); Kangur 5 (A tratti è positivo ma alla lunga incide sempre meno); Ganeto 5 (Nè carne né pesce); Fajardo 4,5 (Buio nel momento più delicato).
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