Varese, una dedica al grande Bruno Arcari

Venerdì 2 alle 12,30 la tribuna d'onore del "Franco Ossola" sarà dedicata all'allenatore biancorosso scomparso nel 2004. Lo ricordiamo con le parole dei suoi allievi Bagnoli e Marchioro

bruno arcari allenatore varese calcio(d. f.) Venerdì 2 dicembre sarà una giornata particolare per il "Franco Ossola" di Masnago. Intorno alle 12,30 infatti, poco dopo l’allenamento di rifinitura del Varese, la tribuna d’onore dello stadio sarà intitolata a Bruno Arcari (al centro nella foto), il tecnico che ha portato la società biancorossa al punto più alto della sua storia centenaria con il settimo posto della stagione 1967/68. Quella del leggendario 5-0 inflitto alla Juve di Heriberto Herrera in un luminoso pomeriggio invernale.
Arcari, detto "Arcarino" o "Arcari IV" seguendo la numerazione per i fratelli in uso tanti anni fa nacque a Casalpusterlengo nel 1915 e morì a Varese nel 2004; nel mezzo una carriera di primissimo piano prima da calciatore (Livorno, Genoa, Milan, Bologna e altro ancora) e poi da allenatore. In biancorosso rimase per un triennio, portando la squadra dalla B alla A, centrando il già citato settimo posto (secondo al termine del girone di andata) e poi venendo esonerato l’anno successivo.
Per ricordare Arcari riportiamo il pezzo scritto dal nostro Pier Fausto Vedani per il volume "Bruno Arcari – Campione sul campo e in panchina, maestro di calcio e di vita" edito da Lativa nel 2006 dal quale sono tratte le immagini di questo articolo.

Bagnoli, Marchioro e Arcari

bruno arcari allenatore varese calcioHanno parlato in tempi e luoghi diversi e senza che uno sapesse dell’altro, eppure – se le parole non sempre sono state le stesse – i concetti, l’intensità dei sentimenti, il calore delle espressioni sono stati perfettamente coincidenti. Osvaldo Bagnoli e Pippo Marchioro hanno rievocato Bruno Arcari (a destra in maglia Bologna, con il portiere Martini e Biavati) con la fierezza di chi ha avuto l’opportunità di avere un maestro che per i suoi allievi spezzava non solo il pane della tecnica calcistica, ma anche quello, ancora più difficile, della vita, della necessità di essere sempre esempi positivi. Bagnoli e Marchioro hanno avuto Arcari come allenatore quando, giovanissimi, vestivano la maglia del Milan. Dopo essere stati bravi professionisti – Marchioro contribuì anche alla scalata del Varese alla Serie A – la carriera di allenatori li vide entrambi protagonisti. Bagnoli a Verona vinse uno scudetto. Ma se Arrigo Sacchi ha avuto la fortuna di trovare un presidente coraggioso e innovatore come Berlusconi, al Milan c’erano dirigenti di diverso profilo e il solito Rivera, ragione per cui la rivoluzione tattica e tecnica proposta da Marchioro non ebbe fortuna. Il tecnico da allora scelse lui le società dove lavorare: sono state numerose, di livello e tutte lo hanno apprezzato.
Osvaldo Bagnoli ascolta cortesemente il motivo della telefonata che gli facciamo, poi si entusiasma: «Arcari ha segnato la mia vita di sportivo perchè non è stato solamente un maestro di calcio ma anche un educatore. Sì, proprio così: a noi giovani dava preziosi consigli sul modo di comportarsi, di vivere. Chi ha lavorato con lui certamente ha avuto sempre davanti agli occhi il suo esempio, davvero indimenticabile. Alcuni anni or sono, dopo una puntata a Verbania, non avrei potuto rientrare a Verona senza salutarlo: ci siamo rivisti con gioia, con affetto e stima che il tempo non aveva diminuito. Bruno Arcari va ricordato come tecnico ma anche come grande uomo».
Pippo Marchioro con uguale slancio rivive la sua stagione di allievo di Arcari: «Una persona per bene in qualsiasi circostanza, attento a tutto quanto serviva per costruire un calciatore e al tempo stesso un uomo. Mi ha seguito sul campo e nella vita: con molta discrezione un giorno volle vedere dove abitavo e con altrettanta delicatezza volle conoscere la ragazza che poi sarebbe diventata mia moglie. Era una presenza positiva che ho recepito pienamente: nel tempo il suo esempio non ha perso validità e io me ne sono avvalso nella professione. Davvero si lascia qualcosa, si è ricordati più di quanto si possa immaginare se all’insegnamento tecnico si accosta quello di vita. La saggezza, la disponibilità, l’umanità di Bruno Arcari le ho ancora nel cuore».
Questa l’estrema sintesi dell’impetuoso torrente di stima e affetto da parte di Bagnoli e Marchioro per il loro vecchio allenatore: raramente tanta sincerità e tanto calore sono emersi in una testimonianza dedicata al mondo del calcio.
A Bruno Arcari per il suo lavoro a Messina e a Varese vennero attribuiti ben tre Seminatori d’Oro, il massimo riconoscimento nazionale per i tecnici italiani. Il ricordo di "papà" Bruno fatto da Bagnoli e Marchioro vale più di un quarto Seminatore, magari di metallo ben più prezioso. Ci dice infatti che nella vita la grandezza di un uomo non la si può misurare sulla base delle sue imprese, ma va colta nella dimensione del suo cuore e della sua anima. Sono questi i veri pilastri dell’umanità che vince.

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Pubblicato il 01 Dicembre 2011
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