Roberto Plano suona Andrea Luchesi
Il pianista varesino registra in prima mondiale i brani del compositore di Lucca
Sarebbe del tutto inutile chiedersi perché Roberto Plano abbia deciso di dedicare un intero cd – prima mondiale delle sonate e rondò per pianoforte (etichetta Concerto) – ad Andrea Luchesi. Un “compositore fantasma”, come lo definisce il musicista varesino. Impollinatore d’arte della Germania dell’Ottocento, toscano ma di adozione veneziana, autore “segreto” – come vuole la storia –di brani di cui, si dice, si appropriarono poi Franz Joseph Haydn e Wolfgang Amadeus Mozart. La tesi è forse ardua da sostenere, per paura di un sacrilegio musicale che su Luchesi, invece, sembra non pesare. Eppure, paternità o meno di piccoli capolavori che il Wolfy Salisburghese – per quanto riguarda il pianoforte – consiglia anche alla figlia Nannerl, Luchesi è ancora oggi una spina nel fianco di chi lo considera un “minore”. Plano ne dà una lettura trasparente, tutta luce e carezze. Ne fa un ritratto gentile, articolato, con i muscoli che si tendono negli Allegro e nei Presto senza, però, fagocitare tempo e fraseggio. Nelle diciotto tracce del disco sono gli affetti, il racconto, il narrare spigliato e da allegretto costante ad attirare l’attenzione di chi ascolta. Gli andamenti da minuetto e gli adagi, le sortite nervose e il ritmo puntato, a note ribattute, risvegliano la curiosità per un compositore che Plano fa risorgere lentamente. Con quella pazienza, e quella cura, che solo un artista che seziona il testo e predilige l’esplorazione sanno donare. È un cinguettare di note, richiami di scale, progressioni che – azzardiamo – richiamano la linearità e l’immediatezza di mozartiana memoria. Una chiarezza di intenti e di pulizia esecutiva che Plano regala senza esercizi intellettuali ma verve viruosistica. Si scopre, così, una musica che è fatta per allietare i cuori e le giornate. Spensierata e riflessiva, come un leggero incresparsi d’acqua lacustre. Con gli accenti sugli accordi, il canto spianato, la melodia larga. Insomma, un autore che Plano ha studiato e capito. Che necessita tecnica clavicembalistica, sostanza nel tocco e nell’interpretazione. Senza eccedere, però, in barocchismi e intrecci contrappuntistici. Un disco, dunque, che solletica lo specialista e il neofito. Entrambi in grado di scoprire una musica che Plano regala con straordinaria maestria. Immergendosi in un turbinare discreto ma effervescente.
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