Voce del verbo sGarrare
Il trio italiano della Cimberio - con il pivot ci sono Ganeto e Reati - è un problema che va risolto in casa biancorossa. Rivas e Frasca sono le luci sul fronte calcistico a Masnago e allo "Speroni"
(d. f.) "Mancare di precisione, di esattezza; venir meno al proprio dovere". Ci affidiamo al Devoto-Oli parcheggiato in redazione per il significato esatto di "sGarrare" che scriviamo con la G maiuscola giusto per rientrare nel contesto varesino. In attesa che qualcuno inventi sGanetare e lo usi come sinonimo. Messi dovutamente gli italiani della Cimberio dietro la lavagna, riprendiamo dal principio l’elenco dei voti dove troviamo due calciatori: uno i gol li fa (è appena successo) e li crea, l’altro li evita. L’uno è da tempo sulla breccia, l’altro si sta affacciando allo sport professionistico. Entrambi meritano gli applausi, dal vivo e via pagellone.
Pagellone numero 80 del 13 febbraio 2012
Emanuel Rivas 7,5 – Intuizione, taglio fulminante, destro a incrociare che non lascia scampo al portiere: il primo gol dell’argentino con la maglia del Varese è un concentrato delle qualità di quest’ala nata e cresciuta nell’Independiente, uno dei club più titolati d’Argentina. Alla seconda partita in biancorosso Rivas raddrizza la mira (aveva sfiorato il gol a Bergamo, sbagliando la misura della conclusione) dopo lo scambio con Neto e regala ai tifosi il ritorno alla vittoria interna. E con il trio sudamericano – ci sono anche il brasiliano e l’uruguagio Granoche – che fa bailar le difese, il Varese torna a sognare.
Valerio Frasca 7 – Il portierino della Pro Patria, sfruttando l’infortunio del titolare Andreoletti, sta meritando a pieni voti la categoria. Anche nella trasferta di Borgo a Buggiano ha dimostrato che Cusatis può contare su di lui, sfoderando una serie di gran parate sul pericolo numero uno Grassi. Interventi degni della reputazione che lo ha portato a Busto Arsizio. Incolpevole sui due gol, ha salvato a più riprese i suoi dallo svantaggio, diventando protagonista della vittoria tigrotta. Un successo firmato anche dalla bella doppietta di Cozzolino, che ha risposto alla grande all’insufficienza della scorsa puntata del Pagellone.
Stefano Garzelli 6,5 – Un altro, alla soglia dei 39 anni e dopo uno sgarro – termine che oggi ricorre – come quello subito dagli organizzatori del Giro d’Italia, sarebbe da tempo sul sedile di un ammiraglia o meglio su un comodo divano a giocare con i bimbi e a dare una distratta occhiata alle corse in tv. Il "Garzo" invece per scrollarsi di dosso la delusione colorata di rosa si è allacciato il caschetto e ha pedalato forte sulle strade del Giro del Mediterraneo fino al terzo posto nella tappa di ieri. Avesse vinto, il voto sarebbe schizzato in alto, ma per adesso va bene così: se tanto ci dà tanto, alla Tirreno-Adriatico si scatenerà.
Primavera del Varese 5,5 – I biancorossi sembrano mal sopportare il freddo. Dopo la vittoria in Friuli contro l’Udinese (1-2, 26 novembre), da dicembre in avanti è stata rottura con risultati e gol: il bilancio in campionato parla di quattro punti in sei partite (vittoria con l’Atalanta, pari a Cesena, sconfitte con Milan, Albinoleffe, Inter e Chievo). Al Viareggio è invece arrivata l’eliminazione già nella fase a gironi. A discolpa dei ragazzi di Tomasoni va ricordato che l’età media è comunque bassa e che il mercato di dicembre ha cambiato il gruppo, costretto ora a ricompattarsi. La qualità comunque c’è e per questo i giovani biancorossi sono costretti a incassare il debito in attesa dell’esame di riparazione. Che è in programma a Bologna il 25 febbraio.
Gabriele Ganeto, Luca Garri, Davide Reati 4 – Abbiamo aperto il pagellone con un po’ di ironia ma la situazione relativa agli italiani della Cimberio è oggettivamente seria. Le prove di Garri e Ganeto sono vicine allo psicodramma cronico (rifiutiamo di pensare che l’ala ex Milano possa sbagliare tiri come quello contro Roma: libero e con i piedi per terra non ha preso neppure il ferro), quella di Reati lo mette pericolosamente in scia ai compagni di squadra. Per il bene della Cimberio, occorre fare qualcosa: recuperarli o scambiarli sul mercato (sì, ma come?) nel corso della pausa imminente. E forse sarebbe ora che anche chi li ha scelti – società e allenatore – facciano una sana autocritica a riguardo al posto di parlare di Stipcevic come «uno che esce dalla panchina». Il basket non è il calcio: le logiche di definire un titolare vanno oltre la scelta del quintetto base.
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