Donne, ambizioni di carriera e maternità: una questione di tempi
E' stato organizzato non a caso da un sindacato dei bancari l'occasione di approfondimento sullo stress da lavoro correlato nelle donne,
E’ stato organizzato non a caso da un sindacato di bancari l’occasione di approfondimento sullo stress da lavoro correlato nelle donne. L’incontro "Donne 2012: stress da lavoro correlato e discriminazioni, un caleidoscopio provinciale tra criticità e speranze", che si è tenuto questa mattina, venerdì 16 marzo 2012, nella sede della provincia di Varese grazie all’organizzazione della Fiba Cisl. Un settore che ha molte donne impiegate e che quindi ha a che fare spesso con le problematiche femminili.
Problematiche che sono molto spesso legate alla maternità, che fa da vero spartiacque professionale: considerato che ancora ora il peso della cura famigliare è ancora prevalentemente sulle spalle delle donne, il ritorno al lavoro dopo la pausa parto cambia di solito profondamente ambizioni, tempi del lavoro e possibilità di carriera. «La prima delle richieste dopo la maternità di solito è il tempo parziale. Ma part time e ruoli di responsabilità non sono compatibili – ha segnalato Antonello Saporiti, responsabile gestione risorse area di Varese per Ubi Banca – Per esempio: il ruolo di capo filiale, che sarebbe assolutamente alla portata di molte lavoratrici, è incompatibile però con un part time. Per venire incontro alle donne dopo la gravidanza è stato quindi la facilitazione in asili nido e strutture che permettessero un tempo pieno».
Il " soffitto di vetro" che impedisce alle donne di arrivare alle stanze dei bottoni, malgrado i tentativi e la buona volontà, sembra molto resistente e per molti motivi, compreso quello della mancanza di infrastrutture specifiche. Ma anche le stesse donne sembra facciano la loro parte, per non procedere in una carriera che, per capacità e meriti, sarebbe assolutamente alla portata di molte lavoratrici. «Una delle cose che le donne non fanno dal punto di vista professionale è proporsi – spiega Antonella Ghiorso di Unicredit – gli uomini lo fanno regolarmente, ed è uno dei fattori che permette loro di procedere. Le donne invece bisogna scovarle, e non aiuta a colmare il loro già profondo gap. Certo i problemi per una donna non sono pochi, e io lo so perchè: sono diventata dirigente nei primi anni novanta quando le donne dirigenti erano rarissime. Questo ha cambiato la mia carriera: ho fatto 9 traslochi, sono diventata mamma a 50 anni, ho dovuto convincere i clienti che ero adatta a quel ruolo. Ora però le cose sono cambiate».
Ghiorso parla, lo ammette, da una posizione privilegiata: come ha spiegato lei stessa, in Unicredit il 12% dei dirigenti è donna, molto più della media nazionale, a Milano addirittura il 16%. Altrove però c’è ancora molto da lavorare, come ricorda la consigliera di parità della provincia di Varese: «Ho ricevuto una lettera da una bancaria, che si è trasformata in una vertenza ancora in atto – spiega Luisa Cortese – Una lavoratrice a livelli direttivi, manager corporate, che al ritorno della maternità ha potuto riavere con difficoltà il suo portafoglio clienti, e pochi mesi dopo ha ricevuto un trasferimento non concordato, così come altre. L’hanno contestato e si sono ritrovate a livelli più bassi. Ora sono i malattia, perchè tra la vertenza e la cura famigliare avevano preso l’esaurimento nervoso»
La donna che diventa madre è incompatibile con la carriera, dunque, o è l’organizzazione delle banche a essere incompatibile con il talento delle donne nel settore? «Nella mentalità del settore, ancora molto maschile, la donna è ancora un costo superiore a un uomo – spiega Ester Balconi, coordinatrice delle donne Fiba Cisl Lombardia – solo perchè alle esigenze di vita e cura si risponde con proposte rigide, di solito sempre e solo part time. E invece bisogna mettere in gioco le risorse e i talenti per sfruttarle al meglio affinchè siano produttive. Persone che hanno talento e potrebbero dare moltissimo all’azienda vengono sottosfruttate. Ma per dare risultati veri, produttivi per tutti, è l’organizzazione del lavoro che deve cambiare: deve diventare più flessibile nei confronti di donne che la maternità rende migliori nel problem solving e molto più responsabili. Invece, fino ad ora, la maternità porta solo l’impossibiltà di una vera carriera e una gran quantità di ansiolitici assunti dalle lavoratrici».
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