L’importanza dello screening dei tumori

Carlo Capella, professore di anatomia patologica all’Università dell’Insubria, direttore della specialità all’ospedale di Circolo, al Rotary Club di Varese ha parlato degli screening dei tumori nel nostro territorio

Carlo Capella, professore di anatomia patologica all’Università dell’Insubria, direttore della specialità all’ospedale di Circolo, studioso di fama internazionale, al Rotary Club di Varese ha parlato degli screening  dei tumori  nel nostro  territorio.

Il professor Capella dopo aver ricordato che anche soci rotariani possono aver partecipato a uno degli screening  programmati,ha sottolineato   quanto  lavoro comporti questo studio su una parte di popolazione, che generalmente è asintomatica rispetto alle forme di tumore indagate. 

Lo screening deve avere caratteristiche di equità essendo gratuito, coinvolgendo tutti i cittadini delle fasce di età interessate, ed ha inoltre carattere di  economicità: è importante che l’analisi costi/benefici sia positiva. Naturalmente non deve incidere sulla salute del paziente, per esempio l’endoscopia deve essere senza lacerazioni, ma al contrario permettere di portare a una riduzione della patologia oncologica.

Negli screening sono coinvolte diverse istituzioni: dalla ASL alla Regione, che deve rendere omogenee le prestazioni sul territorio, fino ai medici di base. Fondamentale è poi l’elaborazione dei dati raccolti. 

Come si articola uno screening? Dopo la scelta della  popolazione “bersaglio” dello screening, si passa all’informazione sull’utilità e alla chiamata dei soggetti sottoposti al test.

 L’esito dei test  deve essere comunicato al soggetto, che sarà richiamato per accertamenti  qualora si dovessero riscontrare dei problemi da approfondire. 

Gli screening attualmente svolti sono quelli per i tumori di mammella, colon e cervice uterina. 

Il tumore della mammella, in lieve incremento, è la neoplasia più incidente nel sesso femminile. La diagnosi sempre più precoce grazie alla mammografia sta permettendo una forte diminuzione

della mortalità. La popolazione femminile coinvolta nello screening va dai 50 ai 69 anni: in Provincia di Varese sono 113 mila le donne che vengono invitate al controllo ogni 2 anni. Gli esami positivi sono circa il 5%: si tratta di donne che passano all’accertamento successivo e la statistica dice vhe sono 110 quelle a cui ogni anno è scoperta una neoplasia. Il 45% di questi tumori sono iniziali. Resta da aumentare l’adesione della popolazione allo screening: dall’attuale 68% bisogna salire oltre il 70%.

Il carcinoma del colon, nasce come polipo, nel tempo ha una trasformazione maligna. 

Qui la popolazione oggetto dello screening (50/69 anni) è di oltre 220 mila abitanti della nostra provincia, invitati a recarsi in farmacia per prendere le provette per un test relativo alla presenza di sangue delle feci. Nel caso di positività al test si passa all’endoscopia. L’adesione a questo screening è più bassa(49%) e il 5% risulta positivo. Gli accertamenti portano a scoprire circa 200 casi di polipi all’anno e di 40 tumori.Manca purtroppo  la consapevolezza dell’importanza di questo screening.

Il terzo e ultimo screening è quello preventivo del tumore alla cervice uterina, la cui incidenza è molto diminuita grazie al pap-test (dal nome del medico greco, Papanikolau, che l’ha elaborato);il tumore è ingenerato dal “Papilloma Virus”.

La fascia d’età coinvolta è più ampia (donne dai 29 ai 69 anni) e l’adesione provinciale è del 71%, inferiore a quella nazionale del 73%. Ogni anno 58 mila donne  varesine eseguono il pap-test e il 5% ha un esito positivo, di cui 9 affette da carcinoma.

 Anche per questo screening occorre estendere la partecipazione: un 10% di donne non ha mai fatto

un test nella propria vita! Molte provengono dall’est Europa, dove l’incidenza di questo tumore è alta.

La relazione  di Carlo Capella ha evidenziato l’ l’impegno delle istituzioni nella prevenzione  di tre importanti tumori, impegno  al quale però non sempre corrisponde una apprezzabile  attenzione da parte  dei cittadini. Gli screening  salvano la vita,  trascurarli, non prenderli nemmeno  in considerazione è un errore  imperdonabile.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 20 Marzo 2012
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