Fabio Pizzul: “La Lombardia non riparte dal Palazzo”
Intervista al consigliere regionale da più parti indicato come possibile candidato del centro sinistra alla Presidenza della regione
Due giorni ancora e potremo conoscere gli sviluppi e i tempi per lo scioglimento del Consiglio Regionale. Venerdì ci sarà, infatti, la prima riunione per cambiare la legge elettorale a partire dall’eliminazione del famoso listino.
In attesa di questo le forze politiche iniziano a verificare possibili scenari futuri. Da giorni, in casa Pd si parla di Fabio Pizzul come possibile candidato alle primarie per la presidenza della Lombardia.
Il suo nome non salta fuori da un cilindro magico, perché sta lavorando da anni in diversi ambiti pubblici. Friuliano, giornalista professionista, è stato direttore di Radio Marconi, emittente della Curia diocesana per moti anni, presidente dell’Azione Cattolica dal 2002 al 2008. Nel 2010 è stato eletto in Consiglio regionale. Quarantasette anni, quattro figli, ha una storia personale, professionale e politica che unisce, e visti i tempi non è poco. Cattolico, moderato, ma ben gradito anche a sinistra, Fabio Pizzul si è distinto per un chiaro impegno sociale oltre che politico.
Lui è prudente e attento a misurare le parole, ma risponde con serenità alle domande.
Si aspettava questa attenzione intorno al suo nome?
«Questo è difficile chiedermelo a me. Osservo quello che sta accadendo e so che sta girando il mio nome come possibile candidato. Da una parte mi fa molto piacere perché mi si riconosce un buon lavoro svolto in questi anni. Dall’altra non c’è ancora niente di concreto da dovermi interrogare su una possibile reale disponibilità».
Si sarà però domandato sul perché di questo interesse?
«Faccio solo delle ipotesi. Penso si identifichi in me un profilo che dà discontinuità rispetto a un modo di gestire la politica. Non sono lontano dai partiti, perché ne faccio parte con convinzione, però ho aperto un dialogo anche con mondi che non sono impegnati direttamente in questi»
Che tempi ci saranno per la scelta del candidato?
«In Regione il passaggio decisivo ci sarà venerdì, quando discuteremo della legge elettorale. Approvata o non approvata la nuova norma, si va verso lo scioglimento del Consiglio. Questo lo scenario, anche perché sono già state raccolte le firme sia dell’opposizione che del Pdl. Per quanto riguarda il partito e la coalizione occorrerà aspettare di conoscere la data delle elezioni. Se saranno in febbraio avremo il tempo per fare le primarie, e potremo partire dalle attuali forze politiche, cioè Pd, Italia dei valori e Sel».
Come saranno le primarie?
«L’intenzione di tutti all’interno del mio partito è mettere al centro la Lombardia, e non gli schieramenti a cui stiamo assistendo a livello nazionale. Una scelta importante perché altrimenti diventerebbe più complicato trovare una squadra e un candidato».
Quindi primarie di coalizione con un solo candidato del Pd?
«Ci si sta lavorando e fin qui c’è la disponibilità di tutti. Sono convinto che la diversità sia una grande ricchezza, purché non ci sia confusione da parte del partito. Non nego che non sempre è così».
Si chiude l’era Formigoni e per la prima volta ci potrebbe essere una vera alternanza al potere in Lombardia. Cosa dovrebbe fare il centrosinistra per vincere?
«Dovrebbe uscire dallo stretto recinto dei partiti e parlare alle diverse anime e territori. In questi anni si è vissuto in un centralismo milanese fortemente personalizzato. Dovremo ascoltare ed esser capaci di una proposta concreta che risponda ai reali problemi delle persone e che non cali sulle loro teste, ma sappia valorizzarle. La Lombardia non riparte dal Palazzo della Lombardia. Serve una regione plurale oltre che che una buona squadra e un candidato».
Cosa bisognerebbe fare subito?
«Liberare le tante belle energie che ci sono in Lombardia. Restituire fiducia e speranza del futuro, uscendo da quello stretto presente a cui siamo stati per troppo tempo costretti».
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