Hupac accusa la crisi: “Traffico in calo del 10%”
La società di trasporto comunica il dato del calo del volume di trasporti nello scorso anno che si è attestato a 646mila spedizioni. Prima accusata è la crisi economica, ma non solo. E il presidente Kunz chiede agli stati: "infrastrutture al posto di sovvenzioni"
Da un lato la crisi economica con il suo calo della domanda e dall’altro le frane che hanno bloccato la circolazione per 40 giorni. E’ stata la combinazione di questi due fattori a generare il calo del 10,7% del volume dei trasporti dell’operatore di trasporto intermodale Hupac che, nello scorso anno, ha trasportato su rotaia circa 646.000 spedizioni. Un calo rilevante per il quale il primo accusato è senza dubbio il prolungarsi della crisi economica che sopratutto in Italia -il più importante mercato di destinazione dei trasporti Hupac- ha generato un vistoso calo della domanda di beni. Ma non solo. Sul traffico transalpino attraverso la Svizzera ha inciso in maniera rilevante anche una serie di frane che hanno interessato la linea del Gottardo nei pressi di Gurtnellen nei mesi di marzo, giugno e novembre generando circa 40 giorni di interruzione sull’importante direttrice del trasporto. E nonostante le deviazioni operate su altre linee, come quella del Sempione, questi eventi hanno da soli comportato una perdita del volume di merci trasportate del 6% su base annua.
Per far fronte alla crisi che morde ancora Hupac ha reso più razionale l’offerta di mercato attraverso una moderata riduzione della circolazione (e in qualche caso sospensione) di treni su alcune tratte, la riduzione della propria flotta e l’adeguamento delle capacità dei terminal. Ma questo non basta. «Dobbiamo sfruttare ogni opportunità per aumentare produttività ed abbattere i costi» afferma il direttore di Hupac,
Bernhard Kunz, convinto del fatto che «anche gli Stati hanno degli importanti compiti da assolvere, ad esempio in materia di interoperabilità e di vigilanza sul mercato». Ciò a cui Hupac si riferisce riguarda l’oneroso aumento dei prezzi dell’infrastruttura ferroviaria, di energia e manutenzione che possono rallentare lo sviluppo del trasporto combinato. Proprio per questo motivo la società chiede infrastrutture al posto di sussidi d’esercizio e inevitabilmente guarda con favore all’accordo italo svizzero del dicembre dello scorso anni con il quale i due Paesi hanno convenuto circa l’adeguamento transnazionale delle tratte d’accesso.TAG ARTICOLO
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