Le Valli del Verbano approvano il “piano regolatore” dei boschi
La decisione presa nell'ssemblea giovedì 31 gennaio 2013
E’ adottato il Piano di Indirizzo Forestale (PIF) della Comunità montana Valli del Verbano; il documento, discusso durante l’Assemblea di giovedì 31 gennaio 2013, andrà a regolamentare circa 15.000 ettari di boschi su 32 Comuni.
In seguito ad un attento censimento, lo studio ha delimitato le aree trasformabili, tenendo in considerazione specie arboree e vincoli ambientali esistenti (PTCP e SIC). Non superano comunque l’1% le superfici individuate che possono essere destinate ad uso urbanistico ed estrattivo, mentre il 2% dei boschi possono essere trasformati per fini agricoli o paesaggistici.
Contestualmente al PIF l’assemblea ha approvato il Piano VASP – viabilità agro silvo Pastorale- con cui l’ente è andato ad individuare quei tracciati di interesse forestale condividendo un regolamento per disciplinarne l’utilizzo e assicurarne una corretta manutenzione. In modo particolare, alcuni percorsi della VASP rivestono anche la funzione di strade “tagliafuoco”, hanno quindi un ruolo strategico in caso di incendi boschivi. E’ stata inoltre approvata una convenzione tra Comunità montana e Comuni grazie alla quale l’Ente montano è delegato a gestire la funzione del rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche relativamente ai vincoli ambientali in capo ai comuni.
L’Assemblea ha inoltre approvato lo schema di convenzione per la gestione associata del Polo catastale, in base alla quale Comunità montana Valli del Verbano potrà rilasciare le visure. Il servizio in via di definizione risponde alle esigenze dei Comuni al di sotto dei 3.000 abitanti, a cui le norme in vigore impongono la gestione associata di almeno tre funzioni entro il 2013.
Commenta infine Marco Magrini, Presidente di Comunità montana Valli del Verbano: “Al di là dei dettagli tecnici, appare chiaro che l’Ente montano raccoglie la fiducia e la delega di gran parte dei Comuni del territorio per svolgere quei servizi che è complesso gestire con una struttura ridotta in termini di risorse umane ed econimiche, come quella che di gran parte dei Comuni montani. Basta pensare che 27 su 34 hanno meno di 3 mila abitanti e, di questi, 14 sono al di sotto dei mille abitanti.“
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