Theus e la sua Varese: “Bulgheroni, Sacchetti e quell’annata storta”
Videointervista della "Gazzetta" all'americano che giocò nella Ranger che retrocedette nel '91/'92. «Fu comunque un'esperienza fantastica. E senza l'infortunio di Meo non sarebbe finita così»
Il suo nome, e quello del connazionale Eddie Lee Wilkins, rimarranno scolpiti nella storia della Pallacanestro Varese ma non in senso positivo. Reggie Theus, play-guardia di classe 1957, è infatti legato alla prima retrocessione dei biancorossi in Serie A2 nella maledetta stagione 1991/92, con Virginio Bernardi in panchina.
LA STORIA – Un’annata che terminò con parecchie accuse alle due star americane, giudicate poco inclini al sacrificio e incapaci di capire i meccanismi sportivi europei che, appunto, prevedono il declassamento per chi arriva ultimo. Va anche detto che, in quella Ranger, Theus poteva contare su pochi compagni all’altezza (tra questi l’attuale presidente Vescovi), qualcuno dei quali fu anche fermato da infortuni gravi come Sacchetti e Ferraiuolo.
Giocatore di lungo corso in NBA con le maglie di Bulls, Kings, Hawks, Magic e Nets, due volte convocato all’All Star Game, Theus arrivò a peso d’oro dopo la cessione di Rusconi a Treviso ma non riuscì a trascinare Varese come ci si augurava, pur firmando cifre di alto livello (27,5 punti, 4,9 assist, 31,7% da 3) e disputando alcune partite abbaglianti come quella con Pavia (50 punti su 102 della squadra), con la Virtus (31) o con Torino (33 nonostante la sconfitta), tanto per citarne alcune. Il buon Reggie ha poi intrapreso la carriera di allenatore ed è anche finito per un po’ di tempo sulla panchina dei "suoi" Sacramento Kings; ora guida i Los Angeles D-Fenders, squadra collegata ai Lakers e impegnata nella lega di sviluppo curata dalla stessa NBA.
L’INTERVISTA – A scovarlo, in California, ci ha pensato "La Gazzetta dello Sport" che lo ha intervistato sul suo passato varesino per la videorubrica "Be Bop Basket", una chiacchierata in cui Theus dimostra di aver ancora bene in mente quell’annata di oltre vent’anni fa. «A Varese avevo tanti amici – racconta – gente splendida e appassionata, che amava il basket, con cui andavo in un piccolo ristorante (il Montello ndr)». La prima persona che Theus nomina è il proprietario di allora: «Mi mancano le chiacchierate con il presidente Bulgheroni: mi portava a pescare e a cacciare, è una persona incredibile».
In campo, evidentemente, non andava tutto così liscio: «La gente non si rende conto delle difficoltà che noi americani incontravamo in Europa e in particolare in Italia; è tutto diverso rispetto all’NBA. L’allenatore Virginio Bernardi mi diceva di adeguarmi al ritmo, a Varese non contavano le partite e le stagioni disputate in America. Sul parquet mi raddoppiavano appena superavo la metà campo, dovevo trovare subito un compagno libero ma io ho provato ad aiutare in tutto il coach». Theus spiega anche perché quel campionato finì così male: «Ho incontrato diverse volte qui in America Meo Sacchetti: sono convinto che se lui non si fosse rotto il tendine d’Achille all’inizio di una delle prime partite stagionali, l’annata sarebbe stata diversa. Perderlo fu durissimo».
Ventun’anni dopo comunque, Reggie conferma di avere un buon ricordo di Varese: «Fu comunque un’esperienza fantastica, che non cambierei per nulla al mondo» e su ciò, da queste parti, si potrebbe avere parecchio da recriminare. Anche se certe sue giocate erano da spellarsi le mani e se, da quell’annataccia (e da quella immediatamente successiva) nacque il progetto biancorosso che arrivò fino all’apoteosi dello scudetto della stella nel 1999.
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