Festa della Repubblica, le medaglie d’onore
In occasione delle celebrazioni del 2 giugno verranno consegnate i riconoscimenti che costituiscono un simbolico risarcimento morale
Domenica 2 giugno in occasione delle celebrazione per la Festa della Repubblica verranno consegnate le medaglie d’onore. Tali riconoscimenti costituiscono un simbolico risarcimento morale che lo Stato Italiano con legge del 2006 ha inteso attribuire ai cittadini italiani, militari e civili, deportati ed internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l’economia di guerra ed ai familiari dei deceduti.
Nell’ultima sessione di conferimento di tale onorificenza, sono stati individuati in provincia di Varese 10 destinatari, dei quali uno solo vivente e 9 non più tra noi per i quali la medaglia verrà ritirata da familiari.
Angelo ROSATA, residente a Cislago, Sottoufficiale di Marina, arruolato come volontario, l’8/9/1943 essendosi rifiutato di collaborare con le forze tedesche, viene catturato e dopo un drammatico viaggio ferroviario durato una settimana, viene internato in campo di concentramento a Kassel e Essen.
Le condizioni di vita nel campo sono drammatiche ed il Sig. Rosata contrae una grave forma di polmonite e di flebite. Liberato dagli americani nel 1945 torna in Italia dove è costretto a convivere con le menomazioni causategli dalla detenzione.
Medaglie d’onore concesse “alla memoria”.
Sig. Luigi CERMENATI – Nato a Cesano Maderno, militare sul fronte greco, fu arrestato dai tedeschi dopo l’8/9/1943. Dopo varie peregrinazioni, il 18 marzo 1944 giunge con un trasporto di 1.155 altri deportati nel campo di Buchenwald.
Certamente vittima di angherie e costretto a sforzi inumani, purtroppo il 27/10/1944 muore nello stesso campo senza che i familiari abbiano avuto notizie più precise sulla sua fine.
Sig. Ezio CROSTA – Nato a Gallarate, militare in servizio presso il IV Reggimento Artiglieria pesante, dato per disperso dai commilitoni, l’8/9/1943 reduce dalla battaglia di Sicilia, raggiunge il suo Reparto nel frattempo trasferito a Bolzano. Nella notte tra l’8 e il 9 settembre, dopo l’annuncio dell’armistizio, viene fatto prigioniero dai tedeschi e trasportato con un carro bestiame in un campo di concentramento dove viene destinato al lavoro forzato presso la ditta Ernst Heinkel. Invitato ad aderire alla Repubblica Sociale Italiana, preferisce rimanere fedele al legittimo Stato Italiano e conseguentemente rimane internato nel suddetto campo con le immaginabili sofferenze fino alla Liberazione nell’aprile 1945.
Sig. Paolo GALLI – Nato a Busto Arsizio, militare, per quanto risulta, del 44° Reggimento di Fanteria Forlì, impegnato sul fronte greco/albanese, dopo l’8 settembre fu fatto prigioniero dalle truppe tedesche e analogamente a quanti hanno vissuto la medesima esperienza, dopo un viaggio fatto di sofferenze e privazioni, venne tradotto nel campo di lavoro di Bochum dove rimase prigioniero fino alla fine della guerra.
E’ stato già insignito della Croce al Merito di Guerra.
Sig. Eliseo GALLOCCHIO – Nato a Correzzola (PD), militare Guardia di Confine presso la città di Fiume, è stato arrestato nel settembre del 1943 e tradotto insieme ad altri militari presso il campo di internamento di Dortmundt.
Ha ottenuto la liberazione nell’agosto del ’45 dopo due anni trascorsi tra indicibili fatiche e sofferenze ed è ritornato in Italia con mezzi di fortuna in uno stato di grave deperimento psico-fisico.
Sig. Mansueto ISELLA – Nato a Besana Brianza (MB), militare in servizio durante la II Guerra Mondiale, fu catturato dai tedeschi insieme agli appartenenti al proprio reparto e internato nel campo di Buchenwalde. Durante tutto il periodo di detenzione non pote’ dare notizie di se’ ai familiari. Sicuramente subì violenze fisiche che ne determinarono l’invalidità. Ritornato in Italia alla fine della guerra è stato già insignito di Croce di Guerra.
Sig. Silvio Carlo LUALDI – Nato a Busto Arsizio, militare fatto prigioniero a Treviso dopo l’8 settembre 1943, fu internato nel campo di Kleinmachnow, vicino a Berlino.
Ebbe la possibilità di inviare qualche cartolina censurata alla famiglia dalle quali, pur nella sinteticità dello scritto, trapelavano le pesantissime condizioni di vita nel campo. Da quegli scritti citiamo una frase “se è vero che c’è l’inferno, i nostri peccati li abbiamo già scontati”.
Purtroppo durante la detenzione la salute lo abbandona, contrae una malattia che, non curata, nonostante l’amorevole assistenza di un amico di prigionia, lo porta alla morte il 28 febbraio 1945.
Sig. Giovanni PALMA – Nato a Taviano (LE), militare, fu catturato dalla forze armate tedesche a Reggio Emilia in conseguenza degli eventi legati all’armistizio e deportato in Germania presso il campo di detenzione di Essen da cui fu liberato il 1° agosto 1945. Fu adibito al lavoro coatto presso diversi opifici, subendo anche incidenti di lavoro. Da ultimo fu impegnato presso una miniera di carbone e scampò fortunosamente alla morte perché non impegnato nei pozzi durante un bombardamento che distrusse la miniera. In quel frangente partecipò allo sgombero delle macerie ed al recupero delle vittime e fu testimone del miracoloso salvataggio di un alpino imprigionato in una galleria che a sua volta aveva portato con sé legato sulla schiena un compagno ferito ad una gamba.
La narrazione delle terribili condizioni della prigionia è stata spesso utilizzata come monito nell’educazione dei figli che ne conservano indelebile ricordo.
Sig. Giuseppe PIGNI – Nato a Gorla Maggiore, militare destinato al fronte Greco-Albanese, ha ottenuto la Croce di Guerra al Valore Militare per aver salvato un compagno ferito, fu arrestato nel ’43 dai tedeschi ed internato in un campo di detenzione in Germania, lo Stammlager XII D. Destinato al lavoro coatto in una azienda agricola, ha subito il congelamento degli arti inferiori con gravi postumi che lo hanno menomato per tutto il resto della vita. Anch’egli liberato dalle forze alleate è potuto rientrare in Italia al termine della guerra.
Sig. Tito PISANI – Nato a Golferenzo (PV), Sergente di Artiglieria, dopo aver combattuto su diversi fronti militari, fu arrestato in Francia l’8/9/1943 e insieme ad altri commilitoni trasferito in Germania. Durante il viaggio dovette assistere alla morte di alcuni compagni e internato in un lager costretto al lavoro coatto presso gli stabilimenti della Mercedes Benz. Dopo un bombardamento fu trasferito a Friburgo in un altro campo dove si ammalò seriamente. La sua vicenda di internamento è venuta alla luce per caso, scoperta dal figlio, che ignaro delle tragiche vicissitudini paterne, mentre sgomberava la casa della madre appena defunta, ha trovato documenti accuratamente nascosti. Con grafia incerta su fogli di quaderno delle elementari l’ex internato Tito Pisani ha narrato momenti della sua prigionia lasciando testimonianza indelebile per i suoi familiari e per tutti noi.
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