Piccolomo, indagine sulla morte della prima moglie

Dopo il processo d'appello che lo ha condannato all'ergastolo, la procura generale di Milano chiede ai pm di Varese una nuova inchiesta per la morte di Marisa Maldera, arsa viva in un misterioso incidente nel 2003

La prima moglie di Giuseppe Piccolomo, forse, non morì per un incidente. Ne è convinta la procura generale di Milano che, al temine del processo di appello che il 6 febbraio 2013 ha condannato all’ergastolo l’uomo accusato dell’omicidio delle mani mozzate a Cocquio Trevisago, ha inviato alla procura di Varese una lettera in cui chiede la riapertura delle indagini, firmata dal procuratore generale Carmen Manfredda.  Il decesso di Marisa Maldera, 49 anni, sarebbe dunque un caso irrisolto. La donna morì arsa viva dopo un brutto incidente a Caravate, il 20 febbraio del 2003, all’interno dell’auto guidata dal marito.
(nella foto, Marisa Maldera e Giuseppe Piccolomo)

L’INCIDENTE
In quell’occasione, Piccolomo raccontò di aver riempito una tanica di benzina, e di averla stipata nella vettura, ma dopo essere uscito di strada, la sigaretta che la moglie stava fumando, avrebbe causato le fiamme. Piccolomo disse che riuscì a scendere dall’auto e tentò poi di aiutare la moglie a uscire. Ma la donna, che tra l’altro era soprappeso e si muoveva a fatica, non riuscì ad aprire la portiera bloccata. Il 23 gennaio del 2006, l’uomo patteggiò una pena di un anno e 4 mesi per omicidio colposo.
La notizia è stata anticipata questa mattina da un articolo a firma Luca Testoni, del quotidiano la Prealpina.
«La richiesta è sulla mia scrivania – conferma il procuratore capo di Varese Maurizio Grigo – volevo solo precisare che non siamo stati scavalcati. Tuttavia durante il processo di appello le figlie di Piccolomo hanno reso delle dichiarazioni sui loro sospetti in merito a quella morte, che il procuratore generale ha valutato interessanti e da approfondire. Ora vedrò a quale pm assegnare il fascicolo. Soprattutto dovremo chiedere al giudice per le indagini preliminari un’eventuale riapertura, poiché così vuole il codice». Contro la riapertura dell’indagine ha giocato fino a oggi un principio elementare del diritto: non si può processare una persona due volte per lo stesso reato. «In questo caso la procura generale ipotizza un omicidio volontario e non un omicidio colposo – spiega il procuratore Grigo – e sono intervenute nuove dichiarazioni a sostegno di questa tesi». 
Un’interpretazione che però dovrà esser vagliata dal giudice per le indagini preliminari, e il cui risultato non è scontato. Tina e Nunzia Piccolomo accusano il padre di avere pesanti responsabilità nella morte di Marisa Maldera e l’hanno ripetuto in più occasioni. 

LE ANALOGIE TRA LE DUE MORTI
Dopo l’omicidio della ex tipografa Carla Molinari, il 7 novembre del 2009, per il quale è stato condannato all’ergastolo in primo e secondo grado, Giuseppe Piccolomo fu indicato dalle figlie come un padre padrone che le aveva sempre fatte soffrire. Le donne raccontarono anche delle tante analogie tra quella vicenda e la morte della madre, troppo strana per esser solo derubricata a una fatalità. Dopo la morte della prima moglie, Piccolomo si risposò con una donna più giovane che lavorava nella loro pizzeria a Caravate, tornata in Marocco dopo il suo arresto. Piccolomo si è sempre dichiarato innocente, in entrambe le vicende.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 12 Luglio 2013
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