Gli americani ci provano, Sakota al buio
Coleman, Clark e Hassell provano a difendersi; il serbo e Rush rasentano il disastro
SCEKIC 5 – Entra dà un contributo minimo ma non cambia certo il volto della partita. Ha la faccia di quello che sta in campo proprio perché è costretto a farlo.
SAKOTA 4,5 (foto S. Raso) – Altro 0/3 al tiro per Dusan, in totale crisi di fiducia nei propri mezzi. E il problema è che fallisce triple che per uno con la sua mano sarebbero facili, con metri di spazio davanti e senza alcuna mano protesa verso di lui. Entrassero quelle tentate nel secondo periodo, Varese durerebbe molto pia lungo.
COLEMAN 6,5 – Avvio da tigre, con recuperi e schiacciate, ma un soldato da solo – o quasi – non può fare la guerra. Tanto meno all’esercito arancione. Aubry però, finché c’è una partita la gioca.
RUSH 4,5 – Se diventano un problema anche i tiri liberi, siamo fritti. Rush è al secondo anno in Italia, conosce il basket internazionale e deve per forza accrescere il suo contributo. Qualche buona difesa non è sufficiente a raggiungere l’obiettivo, e mettersi a fare a spintoni sotto di 30 punti con Sato non migliora la sua pagella. Anzi…
CLARK 6 – La Cimberio si prende qualche applauso dai 6mila di Valencia perché il play biancorosso trova almeno l’ispirazione per inventare un paio di canestri spettacolari. Comincia bene ma poi soffre Lafayette; si prodiga con 4 assist.
DE NICOLAO 5 – Sta in campo provando a inseguire il più rapido Lafayette e a fare a spallate con il più fisicato Van Rossom, con il risultato di non riuscire a fermare né l’uno né l’altro. In Italia regge bene i confronti, in Coppa deve ancora lavorare tanto.
HASSELL 6 – I lunghi di Perasovic gli complicano la vita, costringendolo a tirare spesso con le mani in faccia e lontano dal ferro. Però si batte bene, allarga i gomiti a rimbalzo (ne cattura 9) e evita di farsi abbattere.
ERE 5 – Sato è un po’ meno potente, ma lo mette in difficoltà con esperienza e velocità chiudendogli la via per i canestri semplici. Frates a un certo punto lo risparmia, un po’ per farlo rifiatare, un po’ per evitargli altre difficoltà.
POLONARA 5 – Mamma mia che fatica per Achille che si busca subito uno stoppatone da Doellman, preludio a una serata in cui l’americano gli fa vedere i sorci di tutti i colori, non solo quelli verdi. Qualche cosa buona, però prova sempre a metterla assieme.
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