Mele del Trentino? “No, di Orino”

Il comune investe in un progetto per custodire il genoma della mela autoctona: domani verranno distribuite le prime 100 piantine che ”colonizzeranno” boschi e giardini dell’antico frutto mangiato già nel ‘600

mela poppina orinoNata sotto il segno di Orino: è la mela “Pom Pepin de Urin”, il frutto di cui parlavano i vecchi e che rischiava di sparire. Ma un progetto del comune ha dato il via alla protezione di questa caratteristica mela a polpa bianca, dolce, gustosa, molto profumata e aromatica e che diviene rossa dalla parta da cui prende il sole. Questa mela è stata un po’ il pallino di Cesare Moia, il sindaco del paese che ha cominciato anni fa ad interessarsi di questa storia che si perde nelle tradizioni tramandate a voce dagli anziani: “Quella mela di una volta, che…”.
Cosa fare allora? In paese sono presenti alcuni di questi alberi da frutto che però, senza un’adeguata ripiantumazione rischiano si scomparire, e con esse un pezzetto di testimonianza di quella cultura agricola che prima dell’arrivo di macchine a vapore e autostrade costituiva l’ossatura economica e sociale del Varesotto.
Una passione per il passato e le tradizioni che si è tradotta nel maggio 2012 in una delibera di giunta con l’obiettivo di portare agli antichi fasti questo prelibato frutto. E’ così nata l’associazione “Amici della mela poppina”; è stato creato un logo della mela; e addirittura il Club Gesiola, una storica trattoria del paese, il rotondo e profumato ingrediente è stato inserito nella ricetta per realizzare una torta.
L’apice di questa battaglia per la biodiversità si raggiungerà però domani, 14 dicembre, quando nel pomeriggio verranno distribuite le prime 100 piantine che verranno piantate a Orino e dintorni, per ripopolare la zona. Sarà possibile per l’anno prossimo fare richiesta (info@comune.orino.va.it) per avere i nuovi innesti per poterli piantare e coltivare nel proprio giardino.orino
La presenza di questo frutto è segnalata dagli agronomi come “sparsa nelle campagne dell’Alto Varesotto e sulla sponda piemontese del lago Maggiore e nell’Ossola”. E proprio dal Novarese arriva la testimonianza di un anziano villeggiante che racconta, nell’ultimo informatore comunale, di avere in giardino, in provincia di Novara, una pianta di questo “pom”, come viene chiamato in dialetto, in un florilegio di ricordi che ancora, per chi ci abita e vive il paese, suonano come i nomi della memoria: il Pasqualin falegname, il mitico Domenico figlio del Viturin e della Jole, il Peppino e la Nina gemelli figli della “Maria Calzulara”.
Il marchio “Pom Pepin de Urin” è di proprietà del Comune e da una ricerca storica è emerso che questo frutto veniva già consumato nel diciassettesimo secolo: i locali delle ex scuole sono stati messi a disposizione dell’amministrazione per l’associazione e sono stati distribuiti i moduli per il censimento delle piante esistenti sul territorio del paese. Il piano di recupero del frutto è stato realizzato in collaborazione col dottor Ballerio, titolare del Vivaio del Lago di Varese e l’associazione La Campagna di Germignaga. Per l’occasione, poi è stato varato anche un motto che suona più o meno così: “Mele dell’Alto Adige? Mele del Trentino? No, di Orino!”.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 13 Dicembre 2013
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