Questo è un muro che parla (ma non divide)

Un grande murales campeggia da qualche mese in una via secondaria del centro di Gallarate: una bella opera ideata da Riccardo Serpe e Sara Modica per la propria casa-studio

Prendi un muro bianco e trasformalo in un’opera di street art, che rende una casa privata un elemento del paesaggio urbano: il muro è quello di una casa privata in via Puccini a Gallarate. L’edificio è parte di una vecchia corte, un po’ stretta tra un capannoncino e moderni condomini, e il murale gioca proprio sul significato del muro bianco, quasi come un’opera d’arte concettuale. L’idea è di Riccardo Serpe e Sara Modica, marito e moglie, lui architetto, lei grafica: «Abbiamo deciso da un anno di aprire una studio insieme, Pluristudio, sotto la nostra casa» ci spiegano. Il murale è visibile già da qualche mese, anche se la sua collocazione fa sì che sia un po’ un angolo da scoprire (alcune delle foto nella galleria d’immagini sono di Sergio Uslenghi, appassionato fotografo a Gallarate).

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Il "muro che non divide" 4 di 15

LE IMMAGINI – Tutte le foto del "muro che parla" e della sua realizzazione

«Tutto è nato dalla casa, che risale al 1905» racconta Riccardo. Nella ristrutturazione l’abbiamo sopralzata di un piano. La commissione paesaggistica del Comune di Gallarate non gradiva il muro bianco più ampio, ci hanno proposto soluzioni architettoniche che consideravamo poco adatte». Di qui l’idea: "spezzare" il muro bianco con un grande murale. «Avevamo anche proposto un concorso aperto alla città, ma la commissione voleva vedere prima il risultato e così abbiamo iniziato a lavorare insieme sull’idea. E visto che il "problema" era il muro siamo andati a prendere la definizione del vocabolario Devoto Oli». Il muro si trasforma così in una gigantesca pagina di dizionario, ma con una particolarità: «Volevamo dare un messaggio: nella pagina mancava l’uomo, che con il suo graffito cancella una parte della definizione e dice che il muro non è solo un divisorio, ma anche spazio aperto».

Dall’idea, alla realizzazione, nell’estate 2012. «Per la realizzazione abbiamo chiamato un giovane artista milanese Francesco Vicari, in arte Pus, che l’ha realizzata con l’uso di stencil. Il tutto ha richiesto un paio di settimane». Un murale in bianco e nero (a parte il significativo tocco di colore) che richiama una certa street art essenziale, come quella del britannico Banski. Per Pluristudio – il loro studio – è anche una sorta di "biglietto da visita", che infatti ha anche già generato curiosità. Ma in ogni caso, il murale si è trasformato in un riferimento per questa zona residenziale del centro, un po’ appartata, dove convivono edifici inizio secolo (di cui alcuni, però, malandati) e qualche condominio moderno. Meno visibile è per gli altri gallaratesi: la strada è più o meno solo residenziale, a senso unico, e il muro non è facilmente visibile da chi passa in auto o in bicicletta nella direzione consentita. Insomma, bisogna andare a scorprirlo. «Anche ai vicini l’opera è piaciuta moltissimo, nonostante le nostre preoccupazioni iniziali». Al di là del valore del murale, è anche una storia interessante per un aspetto: l’attenzione dei Comuni – a volte un po’ "burocratica" – al normale trasformarsi degli edifici può generare una città nuova, se incontra arte e design.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 gennaio 2014
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