Un fronte compatto per difendere la collina delle Candie

L'opposizione al progetto che prevede di edificare sulla collina riunisce associazioni e comitati, Pd e Lega Nord. Venerdì sera promuovono un'assemblea pubblica

La collina delle Candie si trova a Cassano Magnago, è una delle colline boscose che affacciano sulla cittadina, nota anche per la presenza di un’antica villa quasi sulla "sommità". Negli ultimi mesi si è tornati a discutere di un progetto per lungo tempo dimenticato e ripreso in mano dall’amministrazione comunale nel corso del 2013: la costruzione di una casa di riposo sul versante della collina. L’aumento previsto dei volumi degli edifici da costruire – chiesto dall’operatore privato che gestirebbe la casa di riposo – ha messo in allarme una parte del mondo politico e dell’associazionismo. Sul fronte politico, critici sul progetto sono tanto il Partito Democratico quanto la Lega Nord, forze d’opposizione che su questo aspetto hanno trovato una linea comune: «È un progetto che praticamente raddoppia vecchio progetto, complesso e foriero di problematiche» dice Luca Radice. «Lo consideriamo troppo pesante, perché il territorio possa ospitarla, pone molti problemi soprattutto dal punto di vista idrogeologico» (la zona è il punto di "approdo" in pianura di alcuni corsi d’acqua anche minori che scendono dalle colline). La Lega condivide le critiche sul progetto («diminuisce la superficie, ma aumentano i volumi) e solleva anche la questione del metodo con cui l’amministrazione Poliseno sta procedendo: «Si è andati avanti con gran fretta, poco si è potuto vedere, non abbiamo mai visto neppure un rendering che dia l’idea di come cambia la collina», dice Antonio Diani, intervenuto alla conferenza stampa insieme all’ex sindaco Aldo Morniroli. 

Oltre ai due partiti, c’è poi la presenza degli storici e combattivi Comitati e di una parte dell’associazionismo cassanese, in particolare quello mobilitato su temi ambientali. Legambiente sottolinea anche la perdita di verde, visto che il progetto prevede anche la modifica del piano forestale, "sacrificando" comunque una zona boscata: «il saldo netto è comunque negativo, con la perdita di una fascia di bosco» aggiunge Sergio Luoni. Accanto, anche i due storici comitati, il Rione Sud e il Comitato di Difesa dei Cittadini dalle Inondazioni, due realtà che anche in questo caso – con Lillo Bevelacqua e Giuliana Bonicalza – sollevano preoccupazioni per gli aspetti idrogeologici: «In questa zona siamo veramente preoccupati, facciamo appello anche ai Comuni che stanno a monte, per la gestione delle acque». Oltre che dall’acqua piovana che cade sul terreno (e che ingrossa facilmente anche piccoli corsi), i torrenti raccolgono anche le acque di un più ampio bacino a Nord, dove – sottolineano spesso i comitati – si è costruito molto negli ultimi vent’anni.

Ora, associazioni partiti e comitati organizzano un’assemblea per discutere del progetto, che è presentato da una società privata d’ambito sanitario e "attivato" a livello locale grazie alla Fondazione Maurizi, che gestisce la proprietà dei terreni. L’appuntamento per l’assemblea è venerdì 24 gennaio, alle 20.30, nella sala di via Foscolo. «Ci confronteremo e ascolteremo anche i cittadini», dice Luca Radice del Pd. Le Acli sottolineano, con Maurizio Toniato che «un intervento invasivo doveva richiedere dibattito più ampio, dovrebbe esserci una partecipazione molto più ampia» rispetto a quella attivata fino ad ora. Il giudizio complessivo è molto netto: il progetto non va «non così com’è e dov’è», con volumi aumentati e posizionati sulla collina. Venerdì si vedrà che risposta ci sarà dalla città, in termini d’interesse pubblico.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 20 Gennaio 2014
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