15 infermieri in più: basteranno a cambiare il pronto soccorso?
Cambia in corsa il piano per risolvere i problemi del PS del Circolo. I sindacati scettici sulla decisione della Regione mentre sparisce l'idea di dimezzare il reparto di Perlasca
Quindici infermieri basteranno? La diatriba, oggi, è tutta qui. Dopo il blitz del gennaio scorso dell’assessore regionale Mario Mantovani al pronto soccorso dell’ospedale di Circolo e la ricetta ideata dal gota regionale e aziendale in fretta e furia, la traduzione in termini pratici di ciò che accadrà alla barellaia del Circolo fa discutere.
Da una parte i sindacati, preoccupati per l’esiguo numero di infermieri in più concessi dalla Regione, dall’altro l’assessorato lombardo che dimostra, numeri alla mano, la bontà della decisione. In mezzo, ci stanno gli operatori dell’ospedale e i pazienti che ancora oggi stazionano nei corridoi del pronto soccorso in attesa della soluzione dignitosa annunciata.
Il botta e risposta ruota, essenzialmente, attorno all’idea di riorganizzazione che hanno gli uni e gli altri. I sindacati partono dalla situazione di sofferenza in cui versa l’intera azienda ospedaliera e che si riverbera, di fatto, sul suo reparto di frontiera: il pronto soccorso, ultima pedina di una macchina che si inceppa in diversi punti. Il blitz di Mantovani era stato visto come la panacea di tutti i mali, per appianare le difficoltà dei diversi reparti con il personale sempre al limite. Dall’altro, però, la Regione è chiamata a risolvere un problema contingente senza, però, rischiare di porgere il destro ad altri casi difficili in Lombardia con il rischio di un eccessivo sforamento della spesa.
In mezzo, si trova il direttore generale dell’azienda ospedaliera Callisto Bravi che ha avuto un proficuo colloquio con i sindacati del comparto infermieristico, ma a cui la Regione contesta la richiesta di assunzione di 37 nuovi infermieri, perchè basata su conteggi insostenibili.
Nelle more della discussione, il personale del pronto soccorso prosegue nella sua quotidiana attività, con la barellaia. Il clima, dopo la grande tensione all’indomani della visita regionale, è tornato abbastanza sereno: non si parla nemmeno più di chiudere il reparto di osservazione. Per medici e infermieri del PS, infatti, proprio la decisione di trasferire nell’attuale “obi” i letti di neurologia era rimasta un tantino indigesta: dopo anni di formazione, l’idea di essere trasformati in semplici “smistatori” di pazienti non piaceva.
Secondo le nuove direttive, si aprirebbero 6 nuovi letti in ortopedia, una dozzina circa nell’area medica e una decina in più nello stesso pronto soccorso, al posto delle attuali barelle.
Il percorso è ancora lungo e coinvolgerà anche il territorio. Il primo maggio, però, si avvicina: allora sapremo se 15 infermieri basteranno a togliere «una situazione che non è degna della Lombardia»
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