Un polo per startup nella ex caserma? Esperienze a confronto al Maga
La città si interroga sul futuro e sulla possibilità di destinare la grande area gallaratese alla crescita delle aziende innovative
Una volta la città viveva intorno alle fabbriche e traeva da queste la propria ricchezza. Gallarate oggi si interroga su quali strade prendere per il proprio futuro. Sul piatto c’è la possibilità di utilizzare la grande area dell’ex caserma per farne un polo da destinare alle aziende innovative: è nata da qui l’idea di mettere alcune esperienze intorno a un tavolo per valutare cosa fare.
Dopo le testimonianze di Ars Ambiente sui rifiuti, di B-Smart center sui servizi tecnologici e co-working, Futura group che si occupa di elettronica e stampanti 3D, sono stati Luca Spada di Ngi e Federico Barilli di Italia StartUp i protagonisti dell’iniziativa.
Quindici anni di lavoro e da due interamente italiana e varesina: si parla di Ngi fondata e oggi amministrata da Luca Spada. «Quando noi siamo nati, nel 1999, non esistevano gli incubatori. Per noi un ruolo di assistenza iniziale è stato svolto da British Telecom che aveva la maggioranza. Negli ultimi ventiquattro mesi abbiamo assunto 130 persone e ne prevediamo altre cinquanta a breve». Spada ha specificato come ci sia l’interesse ad avere aree maggiori, e quella di cui si parla rispetto all’ex caserma a Gallarate potrebbe esser interessante anche per Ngi. «Negli ultimi mesi abbiamo vinto quattro bandi su sei regioni per portare la connettività ad aree dove non c’è la banda larga. Abbiamo quindi bisogno di spazi per estendere servizi che già abbiamo».
Meglio una pizzeria che una start up? Il moderatore riprende con provocazione un titolo di giornale. La risposta arriva da Federico Barilli, segretario generale di Italia startup. «Questa realtà riguarda da sempre la nascita di imprese fatte da giovani e che abbiano un carattere innovativo. Oggi si usa un termine inglese perché la nostra traduzione non rende molto. I primi incubatori sono nati meno di dieci anni fa con tre attività: fare selezione, ospitarle e finanziarle e poi, da ultimo, venderle. Serve un collegamento con il territorio e con le imprese. Per quanto riguarda l’idea di realizzare un polo tecnologico la cosa migliore è prevedere uno sviluppo di gestione privatistico».
Lo Stato deve rendere la vita più facile e non metter soldi nelle start up, su questo Spada e Barilli concordano. «Burocrazia e imposte sono dei freni forti che non aiutano lo sviluppo delle imprese».
Diverse le domande di un pubblico numeroso e attento all’interno della sala didattica del Museo Maga che ha accolto la proposta dell’iniziativa organizzata dal comune di Gallarate.
«Siamo felici di aver ospitato questa iniziativa – dice Giacomo Buonanno, presidente della fondazione museale e professore alla Liuc – perché c’è sintonia tra il lavoro con gli studenti qui e la possibilità di far nascere nuove proposte come abbiamo sentito dai vari relatori».
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