Gli sponsor sull’auto da corsa e i “consigli” del giudice al centro dell’indagine

E' questa la domanda che sta alla base dell'indagine per corruzione che coinvolge gip bustocco Alessandro Chionna. Dal 2010 al 2013 hanno versato oltre 70 mila euro e uno di loro meditava la fuga in Brasile

Sono le sponsorizzazioni sulla sua auto da corsa il motore dell’inchiesta per corruzione che ha investito il giudice per le indagini preliminari di Busto Arsizio Alessandro Chionna, chieste e ottenute dai fratelli Emanuele e Gianfranco Sozzi, i titolari della Gisowatt di Gorla Minore, arrestati agli inizi di maggio per ricettazione, frode fiscale, riciclaggio e corruzione di pubblici ufficiali. Su questo punto si starebbero focalizzando le attenzioni del sostituto procuratore bresciano Fabio Salamone al quale è stato affidato il fascicolo che deve appurare se vi sia una corrispondenza tra le dazioni di danaro per sè, per la sua amica canoista e per la squadra della sua fidanzata. 

Si tratterebbe di un rapporto che ha radici profonde, iniziato nel 2010 con la prima sponsorizzazione da 20 mila euro per la scuderia del giudice amante delle corse in auto. Queste si sarebbero ripetute, per la stessa cifra, nel 2011 e nel 2012 mentre nel 2013 Chionna – che nel frattempo ha lasciato il volante della sua Maserati – avrebbe chiesto ai Sozzi di dirottare 5 mila euro per la canoista e 10 mila per la squadra di volley. Ciò che interessa al magistrato bresciano è appurare il perchè di queste elargizioni visto che era chiaro da almeno un paio d’anni che la Gisowatt era in grave dissesto finanziario. Addirittura nel 2013 l’azienda faticava a pagare regolarmente gli stipendi, per non parlare dei contributi, mentre nel 2014 è scoppiato il caso della frode fiscale per il quale Gianfranco Sozzi era a giudizio proprio al tribunale presso il quale presta – ancora oggi -servizio il giudice Chionna. Per i fratelli Sozzi potrebbe, inoltre, configurarsi un’ulteriore ipotesi di reato che è quella dell’apprpriazione indebita.

Le intercettazioni ambientali in cui Emanuele e Gianfranco Sozzi parlano dell’amico Gip e che sono contenute nell’ordinanza del Tribunale del Riesame di Milano, sarebbero solo una parte del materiale in possesso del sostituto procuratore di Brescia in quanto  pare ci siano anche contatti diretti tra i due imprenditori e Chionna, tra questi anche l’incontro registrato dagli investigatori di Busto al PalaYamamay che stavano ascoltando e pedinando Emanuele Sozzi. Proprio lui, infatti, in auto parla con la fidanzata brasiliana dicendole che "Alessandro è un bravo ragazzo, mi ha detto di non parlare al telefono perchè per il reato per cui sono indagato posso avere i telefoni sotto controllo". I Sozzi avevano bisogno del rapporto con Chionna per ottenere informazioni preziose per poter reagire meglio alle mosse della procura di Busto e in un caso Emanuele Sozzi, sempre in un dialogo con la fidanzata ipotizza una fuga in Brasile "questo qua ci sta rovinando – dice il Sozzi, riferendosi al pm Addesso – compriamo una casa con 120 mila euro, una bella casa, andiamo a vivere per i cazzi nostri, stiam in Brasile e veniamo qua quando il bambino è più grande". Una fuga che Sozzi comincia a pianificare a metà aprile, poco prima del suo arresto.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 01 Agosto 2014
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